Recensione
Maurizio Cucchi, La Stampa / Tuttolibri, 12/02/2011

Ecco René Char a modo mio

“Char al primo contatto mi respingeva. Mi appariva lontanissimo da qualunque idea io avessi di poesia. In sostanza non lo capivo”. Così Vittorio Sereni in occasione del premio Monselice per la traduzione, nel 1976, che gli veniva conferito per la sua splendida traduzione da Char, Ritorno Sopramonte. Diceva anche: “Per altro verso la tensione che avvertivo in lui,….mi faceva soggezione e al tempo stesso mo sfidava.” Sereni, dunque, si era impegnato in un corpo a corpo con la poesia di Char: da un lato per meglio penetrarla e capirla, dall’altro, io credo, nella convinzione che solo da ciò che è altro sia possibile apprendere, veramente, qualcosa di importante. In questa avventura il lavoro di traduzione è impareggiabile. Diventa un’officina aperta in cui ogni dettaglio assume un senso decisivo. Ritorno Sopramonte (edito da Mondatori nel ’74 con un saggio di Starobinski) fu dunque una grande impresa , perché consentì a chi non conosceva il francese di entrare nell’opera di uno dei protagonisti della poesia del Novecento con la migliore delle mediazioni, quella di un altro grande. Ma anche perché, verosimilmente, lasciò qualche non trascurabile residuo anche nell’idea di poesia nel suo farsi dello stesso Sereni. Il quale però. Escluse dalla pubblicazione un pacchetto consistente di traduzioni, ora in “Due rive ci vogliono”, con presentazione di Pier Vincenzo Mengaldo e grazie al lavoro filologico della curatrice Elisa Donzelli (con la collaborazione di Barbara Colli per l’apparato critico).Sono quarantasette traduzioni, i cui originali si trovano nell’archivio “Vittorio Sereni” della biblioteca comunale di Luino, dove il poeta era nato nel 1913. Come sottolinea Mengaldo, uno degli aspetti più notevoli di queste traduzioni è nella scelta del traduttore di trasformarli in brevi componimenti in versi. Forse Sereni voleva avvicinarsi di più alla pronuncia lirica di quei testi in prosa proprio attraverso l’uso del verso . Una domanda naturale che poi viene al lettore , e che si pone anche Mengaldo, riguarda la scelta del traduttore di escludere da Ritorno Sopramonte questi pezzi. Risulta difficile andare oltre le più semplici supposizioni. Forse per ragioni di spazio. Ma sarebbe una regione insufficiente. Forse perché Sereni non si sentiva sicurissimo dell’esito. O forse perché appariranno come testi meno rilevanti rispetto a quelli scelti. Certo, oltre alle brevi prose aforistiche, questo nuovo libro ci dà modo di affrontare nella versione del poeta del “Diario di Algeria” testi di Char di importanti complessità e risalto, come “Tabella di longevità” o “Quote”. E dunque ci offre l’occasione per tornare anche a Ritorno Sopramonte e considerare nel loro insieme il lavoro del poeta , di cui ricordo la bellissima poesia “Traducevo Char”: “A modo mio, René Char/ con i miei soli mezzi/ su materiali vostri Nel giorno che splende di sopra la sera / gualcita la sua soglia d’agonia. / O trepidando al seguito di quelle/ falcate pulverulente / che una primavera dietro sé sollevano. Un’acqua corse, una speranza / da berne tutto il verde / sotto la signoria dell’estate.”