Recensione
Martina Cesaretti, New Notizie /Letteratura, 01/02/2011

Due rive ci vogliono: poesie d'amicizia

Di poesia si parla raramente ed a fare successo sono sempre più gli scrittori e sempre meno i poeti. Talvolta, però, le poesie servono ad allestire puzzle dai pezzi mancanti, ad aggiungere particolari a storie carenti di episodi. L’opera “Due rive ci vogliono”, uscita di recente, vuole raccontare le due rive che servono per dire la verità, per tradurre la poesia. L’opera riguarda due poeti del secolo scorso: René Char e Vittorio Sereni. Il libro in questione non è altro che il racconto dell’amicizia che legò i due poeti novecenteschi, un’amicizia sicuramente segnata dal valore che la poesia aveva nella vita di entrambi. È grazie alla traduzione da parte di Sereni di “Feuillets d’Hypnos”, diario che scrisse Char durante la resistenza francese, che i due si conobbero nei primissimi anni sessanta instaurando subito un rapporto fatto di complicità ed empatia. “Due rive ci vogliono” propone anche al lettore alcune liriche inedite di Cher che Sereni aveva tradotto per l’antologia “Ritorno sopramonte ed altre poesie” ma che rimasero fuori dalla raccolta.

Tutto coloro che si sono ritrovati nel corso della propria vita ad amare almeno uno di questi due poeti probabilmente dovrebbero approfondire, attraverso quest’opera, il rapporto d’amicizia che li legò anche e soprattutto a causa di quelle due rive di cui si ha bisogno per tradurre ciò che è poesia, per esprimere ciò che è poesia; “Due rive ci vogliono per la verità: per la nostra andata, per il nostro ritorno. Strade che bevano le loro nebbie. Che serbino intatte le nostre risate felici. Che, interrotte, ancora salvaguardino i nostri minori a nuoto in acque gelide”.

L’Italia è testimone da anni di quale sia lo sforzo e la capacità che si richiedono al traduttore di poesie: basta citare il nome di Fernanda Pivano per comprendere come un’opera quale l’ “Antologia di Spoon River” non avrebbe avuto la stessa profondità se fosse stata tradotta da qualcuno che avesse esercitato il proprio mestiere con meno meticolosità ed amore.