Recensione
Valentino Cecchetti, L'Indice n. 2, 01/02/2011

Nascondere l'artificio con naturalezza

Il suggerimento da non trascurare , la traduzione italiana del libro di Carol Dyhouse, "Glamour, una storia al femminile".L'etimo della parola inglese glamour rimanda alla stregoneria e agli incantesimi. Dalla ragazza moderna nelle sue varie incarnazioni degli anni venti - flapper, vamp, "sirena danzante" - passa a indicare dive come Gloria Swanson, Marlene Dietrich, Joan Crowford, Madeleine Carroll, la loro allure marcata, fatta di paillettes, pellicce, profumi, seta, fiori di serra e labbra rosse. In generale il glamour indica il fascino e il lusso femminile tra gli anni venti e gli anni cinquanta, "intrecciandosi con le mutevoli costruzioni del consumismo, della cultura di massa, della moda e della fama". Entra in crisi nel dopoguerra, con la commercializzazione intensiva della cosmetica. Cede sotto i colpi di modelli estetici più freddi e alteri e del terremoto culturale degli anni sessanta , con il look "innocente" di modelle come Jean Shrimpton e Twiggy. Viene rilanciato negli anni ottanta da "Cosmopolitan" e da tutto il variegato mondo del camp, che comprende il glam rock (Bowie, Cooper), Jean Paul Gaultier e Versace, "Dallas" e "Dinasty", Madonna e Elton John. Una storia dell'eccesso e della trasgressione di massa. Il racconto delle "calze a rete" senza bon ton