Recensione
Antonio Prete, L'Indice, 01/02/2011

Sereni e Char

“Biancospino in fiore, mio primo alfabeto”. Così Vittorio Sereni traduce il frammento poetico di René Char “L’aubépine en fleurs fut mon premier alphabet”. Un tocco di leggerezza, questa sostituzione del verbo con la pausa, del varco temporale con una distesa appartenenza. Sereni traduce Char: una sfida e un dialogo. E, soprattutto, un’esperienza interna alle ragioni e interrogazioni del Sereni poeta. La ricostruzione di questo attivo confronto è ora nel bel volume curato da Elisa Donzelli col titolo René Char e Vittorio Sereni , Due rive ci vogliono. Quarantasette traduzioni inedite, con una presentazione di Pier Vincenzo Mengaldo (Donzelli Poesia, 2010) . Si tratta delle traduzioni che Sereni escluse dal volume antologico dello “Specchio” , Ritorno sopramonte e altre poesie (prefazione di Jean Starobinski) , del 1974, traduzioni destinate, come si evince dalla corrispondenza con il poeta francese, a una pubblicazione su rivista ma rimaste inedite ( ora tra le carte del fondo Sereni di Luino). Elisa Donzelli nel suo precedente lavoro – Come lenta cometa (Aragno 2009) – ci aveva introdotto nell’officina di Sereni traduttore. Ora l’edizione e la cura filologica ed esegetica di queste Quarantasette poesie di Char ripropongono il discorso sul ruolo che l’esperienza del tradurre , e in particolare del tradurre Char, ha avuto nella ricerca poetica di Sereni. A partire dalla resa, nel 1962, dei Feuillets d’Hypnos , il meraviglioso diario poetico del capitano Alexandre ( nome di Char nel maquis durante la Resistenza), testo che uscì , insieme alle traduzioni di Caproni , nel volume Poesia e prosa (Feltrinelli), e poi, nel 1968, da solo, nella collana “bianca” einaudiana. Dicendo di Sereni traduttore di Char i critici italiani hanno sottolineato spesso la reciproca estraneità dei due poeti. Mengaldo è più sfumato e coglie un movimento che va oltre l’estraneità: “Il sublime e verticale Char era qualcosa come il suo opposto , ma, si può aggiungere, capace proprio per questo di attivare in Sereni certe latenze, certe possibilità sempre tenute a bada di dizione pienamente lirica, oltre che perentoria”. Per Fortini, Sereni che traduceva Char voleva far esperienza di quel “sublime” che “non si sarebbe perdonato in proprio”: affermazione che mostrava anzitutto la distanza di Fortini da Char (è ,del resto, impropria la categoria del sublime riferita al poeta francese). Ora la conoscenza di parte del carteggio tra Sereni e Char e la lettura delle traduzioni di Sereni ci permettono di dire qualcosa di più intorno a quel rapporto. Sereni, ripercorrendo le due fasi del suo rapporto con Char – Fogli d’Hypnos e Ritorno Sopramonte - , ricorda come la distanza del poeta francese si fosse via via trasformata in sfida , l’estraneità in discreta fascinazione. Char l’oscuro – anche Mallarmé fu detto “l’obscur” – si dispiega nell’ascolto , si fa persino luminoso quando il lettore si trasferisce negli interstizi delle sue metafore: movimento, questo , proprio del traduttore di poesia . Elisa Donzelli raccoglie felicemente la complessa relazione di Sereni con Char nelle parole che aprono la traduzione della prosa poetica Pontieri: “Due rive ci vogliono per la verità: per la nostra andata, per il nostro ritorno. Strade che bevano le nostre nebbie”. L’esperienza della traduzione come andirivieni tra due rive , tra due lingue, tra due mondi: nel rischio, nell’azzardo. Come l’Orione , mito-costellazione-personaggio , “infedele al mito”, assai presente nell’ultimo Char, il traduttore è “costruttore di ponti terrestri”. In questa immagine mi sembra rappresentata benissimo l’esperienza di Sereni che porta Char nella propria lingua, nella propria poesia, lasciandosi abbagliare e ferire dall’altra lingua, dall’altra poesia. Per concludere, non si può trascurare il merito del minuzioso apparato critico – steso dalla curatrice con la collaborazione di Barbara Colli - , il quale dà notizia delle carte del fondo Sereni relative alle traduzioni in questione e documenta con ricchezza di particolari il lavoro del poeta di Stella variabile ai testi di Char.