Recensione
Lorella Barlaam, Chiamami Città, 09/02/2011

Le occasioni sprecate della scienza italiana

Ai sommari cahiers de doléances sul nostro ritardo scientifico e tecnologico risponde l'acuta analisi del giornalista scientifico riminese Marco Pivato, che nel suo saggio "Il miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate della scienza italiana negli anni sessanta", appena uscito da Donzelli, porta alla luce le radici dell'attuale declino. Identificandone, come in un giallo, circostanze e moventi. E colpevoli.

Il caso Olivetti, il caso Mattei, il caso Ippolito e il caso Marotta... le "quattro occasioni sprecate" del sottotitolo. Perché, Marco, queste vicende possono considerarsi emblematiche?

«Perché sono i primi esempi in cui l'emergere della necessità di alfabetizzarsi alla cultura scientifica è stata, con ricadute devastanti, rifiutata: gli italiani hanno inventato la radio (Marconi), il nucleare (Fermi e Ippolito), le plastiche (Natta) il primo computer a transistor commerciale della storia (Olivetti), ha cercato di rendersi energeticamente indipendente (Mattei) e preparato i Nobel che hanno fatto la farmacologia moderna (all'Istituto superiore di Sanità di Domenico Marotta). L'Italia è stata la culla di tutto quanto sopra poi tutto ci è stato scippato e smantellato dalla politica. In che modo? Leggere per credere.»

Da poeta ad autore di un saggio che racconta le ragioni profonde del nostro ritardo e dello scollamento tra mondo della ricerca ed economia...

«Non è un cambio di interessi. In "A poca voce" ho tentato di parlare di scienza in versi, riservando alla fine del libro un breve saggio sui rapporti tra scienza e poesia. I giornalisti si occupano di tutto per mestiere, ma ognuno ha la sua specialità e passione: io studio l'impatto della cultura scientifica nella società. L'ho fatto - da giornalista - porgendo il microfono, scavando nella letteratura e nella rassegna stampa dell'epoca. La cultura scientifica può declinarsi in tanti ambiti, da alcuni meno esplorati come la poesia ad altri più riconoscibili come la sociologia. In Italia, storicamente, è prevalso il primato della cultura umanistica - probabilmente perché siamo il centro del mondo antico e perché "soffriamo" di certe eredità crociane - rispetto a quello della cultura scientifica. Ma sta cambiando qualcosa...»

E cioè?

«Temi di inizio e fine vita, cellule staminali, ogm, smaltimento dei rifiuti, cambiamenti climatici, internet... la scienza è uscita dalla torre d'avorio ed è così affare di tutti. Siamo stati, del resto, anche chiamati a votare in materia di scienza; sull'aborto, sul nucleare, sulla fecondazione medicalmente assistita, sull'uso degli embrioni. Conoscere la cultura scientifica è diventato un diritto-dovere.»