Recensione
Redazione, Alamnacco della Scienza / Consiglio Nazionale delle Ricerche, 02/02/2011

Un poker di occasioni perdute

Enrico Mattei, con le sue rivoluzioni energetiche; Felice Ippolito, pioniere del nucleare; Adriano Olivetti imprenditore geniale e Domenico Marotta valido direttore dell'Istituto superiore di Sanità sono i quattro peronaggi di cui Marco Pivato ricostruisce la storia ne "Il miracolo scippato". Ne esce un libro-inchiesta, pubblicato a cinqunt'ann esatti dai fatti e dalle motivazioni che portarono l'Italia a rinunciare all'occasione di diventare il paese industriale e tecnologico più avanzato d'Europa. Il volume raccoglie le opinioni di protagonisti dell'epoca e commentatori contemporanei per riflettere su come rilanciare il prestigio scientifico e la capacità di innovazione del nostro Paese. Tra i pareri, quello di Fiorella Kostoris, ordinario di economia politica alla Sapienza e membro del Centre for European Policy Sudies di Bruxelles, che espone la sua ricetta: "Va attivato un dialogo proficuo tra le industrie e i luoghi del sapere. Come negli Stati Uniti, dove all'interno delle Università sono nati, per esempio, i Novartis Institutes (della farmaceutica Novartis, ndr) , un consorzio che stabilisce un rapporto virtuoso : per l'industria che dall'Università riceve conoscenze di base e personale specializzato e per l'Università che dall'industria riceve finanziamenti facendosi committente della ricerca scientifica." In Italia il dialogo tra industrie e centri del sapere è invece scarso. Se è pur vero, infatti, che lo Stato investe poco in ricerca è vero anche che il privato non è da meno. Il presidente del Cnr Luciano Maiani spiega: "Lo Stato investe in Ricerca circa lo 0,6-0,7 del Pil: poco, ma non meno che in altri paesi europei. L'industria investe invece una cifra in proporzione molto più modesta considerando che negli altri paesi il contributo privato è almeno il doppio rispetto a quello dello Stato". Nel 2008 la quota di Pil investita in ricerca in Italia ammontava all'1,09% mentre Israele spendeva il 4,53%, la Svezia il 3,73%, la Francia il 2,11% e la Gran Bretagna l'1,78%. Ciò dimostra che negli altri paesi la ricerca scientifica riceve dal mondo privato un contributo corrispondente a 1,2 e in certi casi 3 punti del Pil. Bisogna stimolare il nostro sistema industriale a ridimensionarsi. Si può fare? Un'occasione l'abbiamo avuta come hanno mostrato i "casi" Ippolito, Mattei, Marotta e Olivetti. Perchè allora giocarci ancora questa possibilità?