Recensione
Simone Arseni, Fuorilemura, 07/02/2011

Breve storia delll'abuso edilizio

Breve storia dell’abusivismo edilizio in Italia, scritto da Paolo Berdini e pubblicato da Donzelli Editore, è un libro utile e piacevole. Utile, perché interessa anche i cittadini più inconsapevoli delle problematiche legate alla pianificazione urbanistica; piacevole perché è scritto in un italiano fluido e sintetico.

Il tema dell’abusivismo edilizio è estremamente attuale, ma non ha una genesi recente e non può che riguardare le generazioni future. È un tema che riguarda in maniera più o meno diretta la salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale italiano, il buon vivere e la sicurezza dei cittadini e una crescita economica e sociale degna del contesto europeo.

La prassi dell’abusivismo edilizio, in Italia, fu inaugurata dal regime fascista intorno agli anni ’20. Nasceva allora, a Roma, l’abusivismo di stato, ovvero la realizzazione di progetti pubblici al di fuori del piano regolatore. Vennero erette le “borgate di regime” costruite per dare alloggio agli abitanti dei quartieri del centro storico, oggetto di grandi sventramenti.

Nel dopoguerra, le cause del perpetuarsi dello sviluppo abusivo di Roma furono due: la forte immigrazione verso la capitale e la totale assenza di politiche pubbliche che la ordinassero. Così, sorsero illegalmente, tra la metà degli anni ’50 e la fine degli anni ‘70, 84 borgate abusive. È l’epoca del cosiddetto abusivismo di necessità, volto a risolvere il problema abitativo di molti lavoratori che spesso si applicavano in prima persona nella costruzione di alloggi abusivi.

Vi furono alcuni tentativi politici (pochi in verità) volti a frenare la crescita e la trasformazione del fenomeno. Uno dei più decisi fu la proposta di legge del democristiano Fiorentino Sullo, agevolata anche dalla frana di Agrigento del 1966, causata dalla costruzione di 8500 vani in contrasto con le norme urbanistiche. La proposta di riforma prevedeva la possibilità, per gli enti locali, di espropriare preventivamente tutte le aree fabbricabili incluse nei piani regolatori. A causa del’opposizione della proprietà edilizia, Sullo venne però emarginato all’interno del governo e del suo partito.

A questo punto la beffa: un decennio dopo il fallimento del progetto di riforma operato da Sullo, venne approvata dal parlamento, nel marzo dell’85 (presidente Bettino Craxi e ministro ai Lavori pubblici Giovanni Prandini) la legge n. 47/85 che rendeva possibile condonare gli edifici realizzati fino alla data del primo ottobre 1983. Furono presentate oltre 4 milioni di domande. Da allora, “nel silenzio della politica”, scrive Berdini, “si è perpetrato un mercato parallelo a quello legale che va dalla filiera del cemento a quello dei materiali edilizi, da un sistema arcaico di microimprese senza alcuna qualificazione all’uso sistematico del lavoro nero”.

I partiti di sinistra non hanno avuto la volontà di opporsi politicamente a un fenomeno di questa portata e hanno lasciato che dilagasse la connivenza con gli uomini del malaffare. I governi presieduti da Berlusconi, in questo settore, hanno ulteriormente approfondito la zona d’ombra dell’illegalità: la politica di condoni ormai prevedibili, per non dire attesi, la propaganda politica incentrata su spot individualistici e pseudo liberali come “padroni in casa nostra”, la politica dell’abusivismo giustificato dallo stato di emergenza (come emerso dalle indagini sulla cricca Anemone) e il recente piano casa fanno pensare a Paolo Berdini che “è l’indifferenza verso le leggi, oggi, ad aver trionfato quale tratto unificante del paese”. Dall’abusivismo naturale di epoca fascista, a quello di necessità nato negli anni del boom economico, fino ad arrivare alla mera speculazione immobiliare dei giorni nostri, il fenomeno continuo e degenerativo dell’abusivismo ha assunto dimensioni e forza d’impatto sempre meno controllabili e ha convogliato gli interessi di malavitosi, affaristi e politici di ogni partito, a scapito del benessere dei cittadini e della vivibilità degli spazi urbani. Infatti, le conseguenze di un fenomeno che si mantiene costante e che gode di una vera legittimazione politica, espressa in condoni, sanatorie o nel semplice silentio legis sono nefaste. Non soltanto per le bellezze paesaggistiche ridotte in agonia (Berdini ne descrive molte: dal l’Appia antica, a Roma, dove sorgono villini sui ruderi romani, a Tuvixeddu, in Sardegna, dove si costruisce sulle necropoli puniche; dal “parco di cemento” del Vesuvio alle coste scomparse della Calabria), ma anche per la mobilità e la fruizione di servizi da parte dei cittadini che abitano in periferie costruite senza alcuna pianificazione.

Quella di Berdini è un’analisi lucida e appassionata. Tanto appassionata da eccedere, forse, sul finale, in partigianeria, ma che mantiene tuttavia un buon tenore argomentativo. Un libro divulgativo, accompagnato da una buona documentazione e da altrettanto buoni spunti bibliografici che aiutano ad approfondire il tema.