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Emilia Romagna

Come cambia un modello

A cura di Alessandro Aronica

Presentazione di Duccio Campagnoli. Saggi di: Alessandro Aronica, Silvano Bertini, Luca Cappellani, Stefano Fantacone, Andrea Forti, Giuseppina Gualtieri, Andrea Margelli, Sergio Mariotti, Filippo Pericoli

Meridiana
2006, pp. XVI - 224

ISBN: 9788886175876
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Scheda libro

Negli ultimi anni, l’avvento e l’ascesa dell’euro, l’irrompere di nuovi e temibilissimi concorrenti su molti mercati dei prodotti, l’aumento dei prezzi e la scarsità delle materie prime hanno contribuito a creare un ambiente competitivo molto esigente per le imprese europee. Anche le aree regionali forti dell’Unione, quelle che avevano conosciuto una crescita intensa negli anni novanta, hanno dovuto misurarsi con queste novità per consolidare i livelli di benessere raggiunti e non perdere posizioni nel commercio internazionale. Nel caso dell’Emilia Romagna, il processo di adeguamento alle nuove condizioni della competizione sembra essersi messo in moto tempestivamente. I saggi raccolti in questo volume danno conto di come sta cambiando e si sta evolvendo il «modello emiliano». I positivi risultati ottenuti ancora negli anni più recenti sui mercati internazionali non possono più spiegarsi soltanto con la forza dei distretti produttivi, con la capacità di «saper fare» delle piccole imprese, con il gusto del «pezzo su misura». Si sono consolidate le filiere produttive dell’industria specializzata, con media e medio-alta capacità tecnologica e di innovazione. Sono cresciute e si sono rafforzate in molti settori realtà imprenditoriali di media dimensione che non hanno perso i legami con il territorio, pur sapendo creare importanti collegamenti a scala internazionale. La tendenza alla terziarizzazione è stata più lenta che altrove, ma ha saputo sintonizzarsi maggiormente con la domanda qualificata delle imprese. Infine, è stato importante l’investimento pubblico sui fattori che influenzano la competitività nel lungo periodo: ricerca e innovazione, promozione internazionale, reti infrastrutturali. Nell’età della globalizzazione non ci sono casi di successo «per sempre», mentre è cruciale la capacità di cambiare che questi investimenti contribuiscono a rafforzare.