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Nel cuore del Mediterraneo antico

Reggio, Messina, e le colonie calcidiesi dell'area dello Stretto

Michel GRAS, Emanuele GRECO e Pietro Giovanni GUZZO (a cura di)

Saggi di C. AMPOLO, G. BACCI, M. BATS, G. CAMASSA, E. CARANDO, L. COSTAMAGNA, B. d' AGOSTINO, M. GRAS, E. GRECO, P. G. GUZZO, M. C. LENTINI, F. LONGO, S. PAFUMI, A. POLOSA, A. PONTRADOLFO, A. ROUVERET, A. SCHNAPP, U. SPIGO, G. TIGANO, L. TOMAI

Cataloghi
2000, pp. 304, con 44 tavole a colori fuori testo e 15 figure in b/n nel testo, rilegato

ISBN: 9788886175586
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Scheda libro

Fin dall'età antica, fin dall'inizio dello sviluppo di quella grande e complessa esperienza storica che fu rappresentata dalla civilizzazione greca, il «sistema» dello Stretto di Messina è stato uno dei punti di snodo essenziali, forse il più importante, nella definizione di uno spazio mediterraneo. Non solo esso si incaricò fin da allora di raccordare, a favore dei Greci che venivano da Oriente, un mar Ionio più noto e familiare con un Tirreno più incerto e infido, ma articolò quella fluidificazione tra la penisola e l'isola, quella connessione tra diverse e contigue terre, oltre che tra differenti mari, senza il quale il Mediterraneo non avrebbe potuto essere pensato per quello che effettivamente fu: un mondo, un'unità storica di civiltà, dotata di una sua inconfondibile identità, di una definita e coesa personalità storica. Si percepisce, in questa impostazione, un tratto straordinariamente attuale: non la singola storia delle due città, di Reggio e di Messina, viene qui proposta, ma la storia del loro articolarsi in un unico sistema urbano bipolare, teso a raccordare due differenti e complessi entroterra, due vaste porzioni di territorio, sul versante calabrese come su quello siciliano. I saggi qui raccolti costituiscono nel loro insieme un affascinante racconto di questo snodo cruciale di traffici, di scambi linguistici, di incontri e scontri culturali e politici densi e aspri, posti tutti all'ombra della perigliosa metafora dei due mostri di Scilla e Cariddi, tesi ad allargare la barriera tra due terre e tra due mari fino a farla diventare un incolmabile abisso. Agli uomini è invece spettato fin da allora il compito opposto: di ridurre quella duplice barriera, fino ad annichilirla, fino a farla potenzialmente sparire. Ciò che mostra l'esperienza storica delle due città antiche è che questa aspirazione non fu solo una chimera, ma si rivelò possibile: già allora, entro gli orizzonti e i limiti di quel mondo, lo Stretto si fece sistema, e nodo decisivo di civiltà. In una congiuntura storica in cui si riafferma la centralità dello spazio mediterraneo nei grandi flussi delle economie globalizzate; in un momento in cui un porto come quello di Gioia Tauro (anch'esso parte integrante del «sistema dello Stretto») si propone come uno dei punti di snodo dell'intero sistema mondiale dei traffici di merci; in una fase in cui l'Europa è chiamata complessivamente a ripensare per il tramite del Mediterraneo il proprio rapporto con altre culture, altre religioni, altri spazi mentali, la «questione dello Stretto», di una qualche forma di collegamento stabile e di integrazione a sistema delle due sponde e dei due territori retrostanti, non può più essere elusa. Essa deve essere affrontata e risolta all'altezza dei parametri di civiltà, rispetto degli equilibri ecologici e attenzione per le compatibilità ambientali che la nostra coscienza di uomini del terzo millennio ormai impone. E la ricognizione su quello che lo Stretto rappresentò nel cuore della civiltà mediterranea antica rappresenta un utilissimo viatico per un approccio consapevole ai temi del presente.