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Dopo l'intervento straordinario

La sinistra e le nuove politiche per il Mezzogiorno

A cura di Giuseppe Soriero

Saggi di M. ANNESI, R. BRANCATI, M. D'ANTONIO, A. GRAZIANI, S. ZOPPI

Meridiana
1993, pp. 128

ISBN: 9788886175012
€ 12,91
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Scheda libro

Una novità decisiva è intervenuta a modificare il tradizionale rapporto tra lo stato italiano e il Mezzogiorno: dopo quarantatre anni, con l'approvazione della legge 488, nel dicembre 1992 il Parlamento ha cancellato la politica degli interventi straordinari, rendendo così possibile lo smantellamento di logiche e strutture obsolete. Una scelta di rilievo inequivocabile, se si ricorda come l'intervento straordinario, negli ultimi quarant'anni, abbia rappresentato un passaggio tra i più cruciali del complesso e talvolta perverso legame tra le regioni meridionali e lo stato: un evento che rischia ora di passare inosservato, tra gli smarrimenti di una infuocata crisi politica e istituzionale. La soppressione dell'intervento straordinario non garantisce di per sé una nuova qualità dell'intervento pubblico verso il Sud. Tutt'altro: se bisogna urgentemente correggere antiche storture - e si pensi al prezzo pagato dalle popolazioni meridionali in termini di immagine, dignità e rispetto - è pure necessario far salvo il dovere dello stato di intervenire a difesa delle aree più deboli, e trovare il coraggio di una nuova capacità di progetto per calibrare le scarse risorse e delineare efficienti, differenziate tipologie d'intervento in sintonia con i nuovi scenari europei. Accanto alla proposta di legge del Pds, elaborata da un gruppo di esperti coordinato da Giuseppe Soriero, sono qui raccolti gli interventi di alcuni dei più autorevoli studiosi della questione meridionale: manager quali Massimo Annesi e Sergio Zoppi, rispettivamente presidente della Svimez e del Formez, economisti quali Mariano D’Antonio, Augusto Graziani e Raffaele Brancati. Testi che delineano i contorni di un rigoroso dibattito attorno ai limiti e ai meriti dell'intervento straordinario e dei suoi strumenti, alla necessità di nuovi «grandi progetti», alla validità stessa della categoria di Mezzogiorno, al rapporto tra incentivi e industrializzazione.