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Norberto Bobbio

Destra e sinistra

Ragioni e significati di una distinzione politica

Prefazione di Carmine Donzelli

Saggine, n. 65
2004, pp. XVII-221

ISBN: 9788879898584
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Scheda libro

«Dunque, destra e sinistra esistono ancora? E se esistono ancora e tengono il campo, come si può sostenere che hanno perduto del tutto il loro significato? E se un significato ancora lo hanno, questo significato qual è?».

Parole chiave del nostro linguaggio politico, «destra» e «sinistra» stanno sperimentando una curiosa sorte e una contrastata fortuna. Mai come oggi, la tradizionale distinzione del campo politico viene da più parti contestata, come una contrapposizione che avrebbe ormai fatto il suo tempo e che non avrebbe più alcun senso. Mai come oggi, d’altro canto, la scena politica di gran parte del mondo occidentale – e quella italiana in particolare – è dominata dall’idea di una polarizzazione dello scontro tra due schieramenti contrapposti, che lottano accanitamente l’uno contro l’altro per conquistare la supremazia. Dunque, destra e sinistra esistono ancora? E se esistono ancora e tengono il campo, come si può sostenere che hanno perduto il loro significato? E se un significato ancora lo hanno, questo significato qual è? Il libro di Bobbio affronta la questione a partire dal suo più profondo nucleo teorico. L’essenza più intima della distinzione consiste nel diverso atteggiamento che le due parti – il popolo di destra e il popolo di sinistra – sistematicamente mostrano nei confronti dell’idea di eguaglianza. Naturalmente eguaglianza e diseguaglianza sono concetti relativi: né la sinistra pensa che gli uomini siano in tutto eguali, né la destra pensa che essi siano in tutto diseguali. Ma coloro che si proclamano di sinistra danno maggiore importanza, nella loro condotta morale e nella loro iniziativa politica, a ciò che rende gli uomini eguali, o ai modi di ridurre le diseguaglianze; mentre coloro che si proclamano di destra sono convinti che le diseguaglianze siano ineliminabili e che non se ne debba neanche auspicare necessariamente la soppressione. Il rigore della trattazione dà conto, secondo il classico procedimento dell’autore, delle «ragioni» di entrambi i campi: «non mi domando chi ha ragione e chi ha torto, perché non credo sia di qualche utilità confondere il giudizio storico con le mie opinioni personali. Anche se non faccio mistero, alla fine, di quale sia la mia parte». Pubblicato per la prima volta nel 1994, venduto in più di 300.000 esemplari, tradotto in 22 lingue, questo libro è diventato ormai un punto obbligato della discussione sulla politica contemporanea. Per un effetto paradossale, con il passare degli anni la sua attualità sembra aumentare piuttosto che diminuire. Questa edizione, pensata in occasione del decennale, esce all’indomani della morte dell’autore, con l’aggiunta di una nota dell’editore, dedicata a L’eredità di Bobbio.

Autore

Norberto Bobbio

Norberto Bobbio (Torino, 1909-2004) è stata una figura intellettuale di riferimento della cultura italiana del Novecento. Dopo aver studiato al Liceo D’Azeglio, si iscrisse all’ateneo torinese, dove si laureò nel 1931 in Giurisprudenza e nel 1933 in Filosofia. L’anno seguente conseguì la libera docenza in Filosofia del diritto. Nel 1935 fu arrestato per le sue frequentazioni antifasciste. Per poter riavere la libertà e riprendere la carriera universitaria, si pronunciò a favore del regime, cosa che sarebbe poi stata oggetto di tormentate autocritiche. Dal 1935 al 1948 insegnò a Camerino, poi a Siena e a Padova. Nel 1942 aderì al Partito d’Azione. Fu arrestato per attività clandestina e incarcerato per tre mesi. Nel 1948 venne chiamato all’Università di Torino, dove insegnò fino al 1983. È a questa lunga fase che appartengono i suoi fondamentali studi su Cattaneo e su Kelsen, su Pareto e su Mosca, su Gobetti e su Gramsci, su Hobbes e su Locke, su Kant e su Marx. Assiduo frequentatore della casa editrice Einaudi, nel 1955 pubblica Politica e cultura, un libro essenziale nella discussione della sinistra italiana dell’epoca. Negli anni settanta è protagonista delle discussioni interne al Partito socialista, avviando, dalle colonne della rivista «Mondoperaio», un intenso e significativo dibattito sul tema del rapporto tra democrazia e socialismo. Nominato nel 1984 senatore a vita, nel 1994 pubblica la prima edizione di Destra e sinistra, il libro destinato a restare, tra tutti i suoi innumerevoli lavori, il testo più discusso e più famoso.

Recensioni
Francesco Marchianò, Rassegna Sindacale, 10/04/2014

Sono passati venti anni