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L'Europa dei Comuni

Origini e sviluppo del movimento comunale europeo dalla fine dell'Ottocento al secondo dopoguerra

Patrizia DOGLIANI e Oscar GASPARI (a cura di)

Saggi di Elena Cogato Lanza, Patrizia Dogliani, Oscar Gaspari, Federico Lucarini, Renaud Payre, Francesco Privitera, Nico Randeraad, Joan-Anton Sanchez de Juan, Pierre-Yves Saunier, Antoine Vion, Dirk Wolffram, Guido Zucconi

Saggi. Storia e scienze sociali
2003, pp. VIII-306, rilegato

ISBN: 9788879898249
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Scheda libro

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in coincidenza con lo straordinario sviluppo urbano conosciuto in quel periodo, si diffuse in Europa quello che è stato definito come il «movimento comunale europeo». Alimentata da amministratori, politici e tecnici diversi per nazionalità, cultura e orientamento politico, quella corrente di pensiero si propose di indicare all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica le funzioni sempre più importanti e i crescenti problemi delle città. Al tempo stesso l’intento fu quello di elaborare una vera e propria scienza del governo locale, attraverso la quale comunicare e trasmettere informazioni utili ai tecnici e agli amministratori, e porre sotto controllo il fenomeno urbano. Il movimento si propose di coniugare l’utopia della cooperazione universale con il pragmatismo indispensabile a risolvere i concreti problemi della realtà urbana. Fu un simile intreccio di esigenze scientifiche e politiche a spingere personalità di tutto il mondo, e in primo luogo dell’Europa, a cooperare per il buongoverno delle città, accantonando le tradizionali barriere costituite dalle differenze in fatto di geografia, di storia, di cultura, di lingua. Il movimento comunale europeo ebbe la sua formalizzazione nel 1913 a Gand, in Belgio, con la nascita dell’Union Internationale des Villes, che costituì la rete ufficiale di comunicazione tra tutte le personalità legate al governo urbano in Europa e nel mondo. Ma ben prima della sua stessa formalizzazione, il movimento seppe porsi con grande tempestività i problemi del governo dello sviluppo urbano, in una fase in cui gli stessi Stati nazionali non avevano ancora costituito una pubblica amministrazione articolata e complessa come quella odierna. Le amministrazioni comunali, in ciascun paese, erano dunque chiamate a risolvere «da sole» problemi che oggi vengono affrontati nel quadro di complesse politiche «nazionali»: l’educazione, la tutela del lavoro, i trasporti, l’assistenza, i servizi sociali.