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Giacomo Leopardi

Memorie della mia vita

Sesto volume dell'Edizione tematica dello Zibaldone stabilita sugli Indici leopardiani

Prefazione di Antonio Prete. Introduzione di Fabiana Cacciapuoti

Biblioteca
2003, pp. IVC-572, rilegato

ISBN: 9788879898225
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Scheda libro

Luogo dello spazio interiore, il percorso delle Memorie della mia vita è origine di tutti gli altri «libri» dello Zibaldone. Nel tempo della memoria si pone infatti il ricordo autobiografico, in cui la casa paterna, i genitori, i fratelli trovano un’identità diversa, quella recepita da Giacomo in alcuni particolari momenti del suo rapporto con loro. Ma memoria è soprattutto analisi, di sé e degli altri: da questo punto di vista l’itinerario leopardiano diviene una discesa nel profondo dell’inconscio, giungendo a definire la storia e le forme della depressione moderna a partire dal sé, e delineando nello stesso tempo i modi del comportamento individuale nella società. L’analisi delle passioni si unisce così a quello che Leopardi chiama il Macchiavellismo di società, per stabilire definitivamente le forme della diversità. Leopardi si pone allora come soggetto che vive al limite della comunità sociale, contro le forme dell’«incivilimento smisurato», perché ancora in grado di sentire la vita e disconoscere la mediocrità: il suo essere-nel-mondo significa quindi vivere la propria sensibilità per poter toccare il bello, permettendo all’immaginazione di fiorire. L’impossibilità di volgersi al poetico, in un mondo che cerca solo l’utile, e la sofferenza, la «malinconia», che deriva dalla distruzione delle illusioni spingono l’uomo sensibile alla morte interiore, cioè all’indifferenza. Contro questo mostro, prodotto dell’epoca moderna, la voce di Leopardi è denuncia, grido di adolescente, consapevolezza di una ineluttabilità metafisica e storica, ma anche desiderio infinito di un’utopia possibile.

Autore

Giacomo Leopardi

L’immenso manoscritto dello Zibaldone di pensieri di Giacomo Leopardi – custodito presso la Sezione manoscritti della Biblioteca Nazionale di Napoli – è costituito da un insieme di fogli singoli che Leopardi teneva in una cassetta: una cassetta che lo seguiva in ogni suo spostamento e che probabilmente arrivò a contenere, nel suo punto culminante, 4526 pagine di testi in fogli separati e numerati progressivamente, un lemmario di 555 schedine, 38 schedine (le polizzine «richiamate»), 3 indici e 7 schede di formato più grande (le polizzine cosiddette «non richiamate»), ciascuna delle quali dedicata a un percorso tematico. Quando si guardi all’insieme di queste carte – scritte lungo il corso di un quindicennio, tra il luglio del 1817 e il dicembre del 1832 – non si può non riconoscere l’intenzione del loro autore di considerare quei fogli come un universo suscettibile di diversi possibili scandagli e di differenti possibili sequenze: di più, come una sorta di macchina pensata in funzione di una sua componibilità.