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Valerio Valeri

Uno spazio tra sé e sé

L'antropologia come ricerca del soggetto

A cura di Martha Feldman e Janet Hoskins. Traduzione di Bianca Lazzaro

Saggi. Storia e scienze sociali
1999, pp. XVIII-228

ISBN: 9788879894821
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Scheda libro

Valerio Valeri ha rappresentato uno dei punti più alti e significativi del pensiero antropologico contemporaneo. Italiano, affetto da «una profonda attrazione e repulsione per l'esotico», situato per nascita e cultura «ai confini tra quanti creano l'antropologia e quanti ne sono creati», aveva scelto la sua disciplina sulla base di un profondo bisogno filosofico. La carriera dell'antropologo gli era sembrata anzi «la logica conseguenza della filosofia moderna». Se l'unità e il senso del mondo, secondo l'insegnamento di Kant, poggiano sull'uomo, se è l'uomo a costituirne il fondamento e il soggetto, si trattava di rendere più chiara la natura collettiva e condivisa di questa soggettività trascendentale, applicando il principio dell'identità non a un Io universale, ma all'Io di una cultura, di un gruppo particolare. La «morte della filosofia speculativa» aveva insomma comportato per la generazione di Valeri - quella del Sessantotto e dintorni - un bisogno pressante di contatto con la realtà: «volevamo fare ancora i filosofi, ma solo nella nostra lotta metodologica con la concretezza dell'attività umana». In controtendenza rispetto alla gran parte della sua generazione, però, Valeri non si concentrò sullo studio delle moderne società capitalistiche. Come racconta nel saggio di apertura di questo volume, che è anche uno straordinario esempio di autobiografia intellettuale, la sua vocazione lo portava a dare più importanza alla periferia che al centro, «agli attori marginali più che a quelli centrali». Fu così che Valeri si trasferì in America e da lì si mise al lavoro. Ne nacque una pratica di ricerca sul campo che si applicò soprattutto agli studi sulla popolazione Huaulu, in un'isola del Pacifico, e che gli consentì di ripercorrere con risultati profondamente innovativi i temi classici del pensiero antropologico: il tabù, il sacrificio, la sacralità, la regalità, il rito. In bilico tra esperienza e teoria, stimolata da un continuo confronto critico con i grandi modelli di Lévi-Strauss e di Dumont, la ricerca di Valeri si muove tra l'analisi delle interconnessioni che tengono insieme una società e il senso profondo delle lacerazioni e dei conflitti che la attraversano. E sono lacerazioni e conflitti che trovano la loro prima espressione problematica proprio nel soggetto chiamato a rappresentarli.

Autore

Valerio Valeri

Valerio VALERI (Somma Lombardo, 1944) è morto nel 1998, a 53 anni. Nel 1966 si era laureato in Filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa. I suoi interessi si rivolsero poi all'antropologia, disciplina nella quale conseguì due dottorati (a Pisa e alla Sorbona). In seguito la sua attività si sarebbe divisa tra l'insegnamento alla University of Chicago e la ricerca sul campo (in particolare presso gli Huaulu di Seram, nell'Indonesia orientale). Scrisse due importanti volumi "Kingship and Sacrifice" (1985), e "Hunting, Identity and Morality among the Huaulu of the Moluccas" (1999) e, per l'Enciclopedia Einaudi, curò alcune voci antropologiche.