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Lo stato sociale in Italia 1996

Rapporto annuale Iridiss-Cnr

A cura di Enzo Bartocci

Saggi di Andrea BARBIERI, Enzo BARTOCCI, Antonella CIOCIA, Annabella CORCIONE, Umberto LAMPARELLI, Giuseppe PONZINI, Giovanni RESTIVO, Sandro TURCIO. Introduzione di Enzo Bartocci

1996, pp. XVI-363

ISBN: 9788879892735
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Scheda libro

In un contesto europeo che sta drammaticamente vivendo - in Svezia come in Francia, in Belgio come in Germania - la crisi e la revisione dello stato sociale, non sorprende che in Italia si manifesti una situazione analoga di cui vanno attentamente indagate le cause reali, gli esiti possibili. Da questa esigenza muove il Rapporto 1996 dell'Istituto di ricerche sulle dinamiche della sicurezza sociale (Iridiss) centrando la sua attenzione sugli aspetti più significativi della transizione italiana. Numerosi sono gli interrogativi sollevati, in Italia, dall'intero arco degli istituti preposti alla sicurezza sociale. Essi riguardano innanzitutto le ragioni - sulle quali la classe politica non si è mai adeguatamente soffermata - della scarsa efficienza e qualità del servizio sanitario, se posto a confronto con quello di altri paesi europei, così come della difficoltà di modificare i comportamenti e i consumi sanitari di cui la IV indagine Istat offre un quadro impietoso. Non meno preoccupanti appaiono i problemi connessi al sistema previdenziale le cui prestazioni, nei paesi dell'Unione europea, sono in genere funzionalmente collegate con gli altri settori della protezione sociale. In Italia, invece, il sistema di sicurezza sociale manifesta una particolare vulnerabilità dal momento che ogni intervento di ridimensionamento degli istituti fondamentali non trova, negli altri settori, compensazioni adeguate. Ciò che però maggiormente colpisce, nell'attuale fase di trasformazione dello stato sociale, è l'emergere di una scala di priorità al cui vertice si colloca la domanda di occupazione, e l'imporsi di una nuova gerarchia nella riformulazione della struttura del welfare state. In questo quadro, la ricerca ha sottolineato il ruolo crescente che sta assumendo il «terzo settore», nel momento in cui le scadenze collegate ai trattati di Maastricht mettono in evidenza problemi rilevanti quali: la cittadinanza europea; gli ostacoli che impediscono, nel breve-medio periodo, la realizzazione di obiettivi sociali che la stessa Unione europea si è assegnata; il rapporto da realizzare tra la politica sociale europea e la dinamica dei modelli nazionali di welfare.