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Andreas Wirsching

Weimar, cent'anni dopo

La storia e l'eredità: bilancio di un'esperienza controversa

Traduzione di Paolo Scotini. Prefazione di Angelo Bolaffi

Saggine, n. 318
2019, pp. VI-138

ISBN: 9788868438876
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Scheda libro

«All’improvviso Weimar è di nuovo sulla bocca di tutti e diventa una sorta di spauracchio in un’epoca in cui le certezze tradizionali entrano in crisi e sorgono nuove paure. In un contesto di incertezza economica e in un ordine mondiale sempre più instabile vengono costruiti nuovi capri espiatori, crescono i movimenti di estrema destra e viene ridisegnato il sistema partitico: tutte questioni già note dagli anni venti e trenta del XX secolo. Appare oggi ineludibile, dunque, ridiscutere l’ipoteca storica della Repubblica di Weimar».

Le ragioni che accompagnarono la nascita e determinarono la tragica fine della Repubblica di Weimar rappresentano una delle questioni cruciali della storia tedesca e ancor più della storia d’Europa. A cent’anni dall’avvio di una delle esperienze fondative del cammino democratico del nostro continente, nella sua ricchezza intellettuale e culturale ma anche nella sua estrema fragilità, Andreas Wirsching, esponente di primissimo piano della nuova generazione di storici tedeschi, traccia insieme una ricostruzione della parabola della prima Repubblica tedesca e un bilancio di quella esperienza, passando al setaccio gli assetti istituzionali e politici, l’economia, la società e la cultura dei quindici anni di vita della Repubblica, dal 1919 al 1933. L’analisi di Wirsching si concentra in particolare sugli equilibri costituzionali e sul sistema dei partiti, su quell’idea di grande coalizione che trova proprio in Weimar il suo primo esempio più significativo. La frammentazione e soprattutto l’indebolimento dei partiti conservatori e liberali condussero alla fine alla paralisi politico-istituzionale, che sfociò poi nell’inarrestabile avanzata del nazionalsocialismo. La domanda è dunque quanto le ragioni della precarietà e del fallimento di quel modello possano esserci utili oggi per capire cosa stia succedendo ai partiti tradizionali e ai loro governi, minacciati da populismi ed estremismi, in una dinamica del dibattito pubblico che riporta in auge la vecchia opposizione amico-nemico. Ci si interroga sempre più in Europa sulla tenuta delle democrazie occidentali e sul dilagare degli estremismi di destra, e Weimar, che con la sua Costituzione, considerata «la più democratica» di tutte le costituzioni democratiche, finì tuttavia nella dittatura nazista, rappresenta tuttora uno spettro difficile da allontanare. Anche se la Repubblica federale, proprio in forza dell’esperienza di Weimar e della sua funzione di monito, ha ormai consolidato una stabile democrazia pluralista, che rappresenta oggi un baluardo a livello europeo contro le spinte sovraniste e populiste. La rilettura del fallimento della prima Repubblica tedesca, nata in uno dei tornanti più drammatici della storia tedesca e della vicenda europea, si presenta dunque, a cent’anni di distanza, come un ammonimento sulla fragilità della democrazia: si trattò, come scrive Angelo Bolaffi nella sua prefazione, di «un grandioso esperimento politico e culturale terminato in una catastrofe senza precedenti. Un fallimento che ancora oggi, a distanza di un secolo, continua a inquietare la coscienza politica d’Europa».

Autore

Andreas Wirsching

Andreas Wirsching, storico, è direttore dell’Institut für Zeitgeschichte di Monaco-Berlino. Ha insegnato Storia moderna e contemporanea nelle università di Augusta e Monaco. È considerato in Germania uno dei massimi esperti di storia della Repubblica di Weimar, cui ha dedicato numerose pubblicazioni.