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Giorgio Pestelli

L'anello di Wagner

Musica e racconto nella tetralogia dei nibelunghi

Saggine, n. 311
2018, pp. XVI-274

ISBN: 9788868438265
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Scheda libro

«Wagner riscrive il mito in chiave moderna: pone al centro della vicenda la potenza del denaro e la lotta per il potere come antitesi alla libera volontà dell’uomo e alle leggi del cuore. Non celebra l’antica mitologia germanica, non restaura il mito, ma ne illustra la fine; non glorifica, smantella: fin dal principio c’è luce di crepuscolo, gli dei hanno fatto il loro tempo, L’anello del Nibelungo è la storia della loro fine».

È l’opera della vita per Wagner. I quattro drammi che compongono L’anello del Nibelungo impegnano il compositore tedesco per quasi trent’anni (1848-1876). Una lunga gestazione, durante la quale la riscrittura del mito germanico e la messa in musica si trasformano in un diario spirituale. Wagner intraprende questa impresa in uno dei momenti più inquieti della storia europea: «Il suo temperamento – scrive Giorgio Pestelli – era di quelli che creano meglio sotto la pressione degli eventi, se non degli affanni. Ma che Wagner abbia avuto la costanza di completare il monumento dopo tanti anni, fra ostacoli di ogni sorta, malattie, dubbi, crisi, inimicizie, tracolli finanziari, è uno spettacolo di forza e determinazione che ancora lascia meravigliati». I fermenti rivoluzionari dell’epoca ispirano l’allontanamento dalla realtà al mito: così Wagner può osservare l’uomo in assoluto, affrancato dalla storia, penetrandone le passioni, prima fra tutte quella per l’«oro», il potere, che conduce solo a morte e rovina. È proprio dalla fine, dalla caduta degli dei che Wagner aveva iniziato il racconto. Presto però si rende conto che l’argomento che ha sottomano, la morte dell’eroe, per essere compreso appieno ha bisogno dell’antefatto. Da qui prende avvio una lievitazione della materia fino alle origini della vicenda: nasce così L’oro del Reno, e via via le altre opere dell’Anello. In questo andare a ritroso nella composizione Wagner inventa una dimensione del tempo narrativo che dal passato fluisce nel presente e viceversa, esercitando un influsso incalcolabile sulla narrativa di fine secolo. Ma in questo cammino a ritroso il grande impianto che aveva ideato, nemico al divino e celebrativo della libertà dell’uomo e delle leggi del cuore, entra in crisi: le inquietudini di Wotan, il padre degli dei, la sua lacerazione interiore, sono il segnale più evidente che qualcosa si è rotto nelle certezze dell’esistenza. È vero, L’anello esprime al massimo grado la concezione wagneriana di «dramma musicale», simbiosi assoluta tra testo e musica, in cui tutto si tiene, tutto è necessario; anche i dialoghi e i monologhi sono cruciali; e nel volume, in cui Pestelli segue passo passo narrazione e sviluppo musicale, anche quei dialoghi e monologhi vengono aperti e spiegati, svelando un meccanismo teatrale dalla logica serrata. Qua e là, tuttavia, nel grandioso edificio dell’Anello, si scorgono crepe, fratture, cose non rifinite, dovute soprattutto a quella creatività impaziente di perfezioni formali con cui Wagner getta un ponte fra tardo romanticismo e decadentismo.

Autore

Giorgio Pestelli

Giorgio Pestelli è professore emerito di Storia della musica all’Università di Torino e ha tenuto corsi della stessa materia nelle università di Genova, Bologna e in altri istituti. Critico musicale della «Stampa», fa parte del comitato editoriale di «The Works of Giuseppe Verdi» (Chicago University Press); dal 1982 al 1986 è stato direttore artistico dell’Orchestra e Coro della Rai di Torino. Fra le pubblicazioni: L’età di Mozart e Beethoven (Edt, 1979); Canti del destino. Studi su Brahms (Einaudi, 2000); Gli immortali. Come comporre una discoteca di musica classica (Einaudi, 2004). Per i tipi della Donzelli ha pubblicato nel 2016 Il genio di Beethoven. Viaggio attraverso le nove Sinfonie. Nel 2018 L’anello di Wagner. Musica e racconto nella tetralogia dei nibelunghi.

Recensioni
Paolo Grieco, Giornale di Brescia, 11/11/2018

"UN FURTO CULTURALE L'IDENTIFICAZIONE NAZISTA CON WAGNER"

Sandro Cappelletto, La Stampa, 01/11/2018

NELL'ANELLO DI WAGNER C'È GIÀ UN PO' DI FREUD