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Adriano Labbucci

La salvezza e il pericolo

Spiritualità, politica e profezia ai tempi di papa Francesco

Saggine, n. 253
2015, pp. X-118

ISBN: 9788868431716
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Scheda libro

«Nella Pasqua ebraica la sera della cena si apparecchia la tavola e si lascia una sedia vuota, è la sedia del profeta. Quella sedia è ancora vuota: profezia assente, politica muta. Un segno dei tempi, dei nostri tempi. La politica deve tornare ad avere l’ambizione di cambiare l’epoca. Per cambiarla serve la voce profetica e serve far leva su quella dimensione spirituale che è presente in ogni essere umano».

C’è un legame tra crisi della politica e crisi della spiritualità? Quanto pesa in questa doppia crisi l’assenza della voce profetica? E cosa può rappresentare l’elezione di papa Francesco? Politica e spiritualità sono oggi investite da quell’ideologia della privatizzazione che le ha come svuotate. Se non esistono ingiustizie sociali ma solo offese personali; se l’impegno collettivo, la solidarietà sono debolezze da eliminare; se non ci sono alternative tra opzioni diverse; allora la politica, che è decisione e mediazione tra valori e interessi differenti, cessa di esistere. Quella medesima ideologia ha prodotto una spiritualità come cura di sé, star bene con se stessi, in una logica narcisistica e individualista che è la perversione della spiritualità. Ciò che è paradossale è che quanto più la crisi è strutturale, tanto più si cerca la risposta nella tecnica, che non la può dare. Si invoca il tecnico, ma è del teorico, del pensatore che abbiamo bisogno, colui che sia in grado di prospettare altre idee e un’altra visione. Qui entra in gioco la voce profetica che non prevede o predice il futuro, come erroneamente si pensa, ma dice ciò che gli altri non dicono e vede ciò che gli altri non vedono del presente. E cosa è la politica se non questo: leggere il presente per orientare il futuro? L’assenza della profezia è dunque uno dei fattori della crisi della politica. Questo discorso riguarda anche la Chiesa: i mali che più la affliggono, autoreferenzialità e chiusura, sono gli stessi della politica. L’elezione di Bergoglio appare come una scossa. Per lui la vita cristiana è una lotta, non ci può essere un «cristiano da salotto». Senza profezia, come ha più volte ripetuto, la Chiesa scade nel clericalismo, si ammala. Il suo impegno è far rivivere un cristianesimo evangelico facendo recuperare alla Chiesa una dimensione spirituale da troppo tempo smarrita. Resta aperto un interrogativo di fondo: la rivoluzione dello stile, il primato dell’atteggiamento sono sufficienti ad affrontare la crisi della Chiesa o non è indispensabile riformare norme, regole e dogmi che mostrano tutta la loro inadeguatezza? E saprà la Chiesa tornare a parlare delle cose ultime e non di tante altre cose? Domande che ci riguardano tutti.

Autore

Adriano Labbucci

Adriano Labbucci ricorda di aver sempre camminato, avendo presto appreso che – come dicevano gli antichi – solvitur ambulando, camminando, si risolve. Per questo nel 2007, in veste di presidente del Consiglio provinciale di Roma, ha dato vita a tre giorni di incontri e vagabondaggi attraversando la città di Roma insieme a Erri De Luca, Giuseppe Cederna, Duccio Demetrio, Antonio Gnoli e altri. E siccome i piedi sollecitano pensieri e domande, li ha raccolti in questo breve saggio.

Recensioni
La Lettura (Corriere della Sera), 13/09/2015

PROFEZIA COME INTERVENTO POLITICO E BERGOGLIO SEMBRA MACHIAVELLI

Gabriele Ottaviani, Blog - Convenzionali, 17/02/2015

Recensione

Alessandro Zaccuri, Avvenire, 11/02/2015

Da Giona a Gandhi per un'etica della politica