Responsive image
Mark Twain

Autobiografia

da pubblicare cent’anni dopo la morte secondo la volontà dell’autore

Edizione italiana a cura di Salvatore Proietti condotta sul testo stabilito nell’ambito del «Mark Twain Project» presso la Bancroft Library a cura di Harriet Elinor Smith

SuperMele
2014, pp. XL-472, rilegato, con un inserto fotografico in b/n

ISBN: 9788860369864
€ 35,00 -15% € 29,75
Aggiungi al carrello Aggiungi al carrello € 29,75
Aggiungi a wishlist Aggiungi a wishlist Aggiungi a wishlist
Scheda libro

«Ce l’ho fatta! Non sai che divertimento ti perdi finché non ti metti a dettare la tua autobiografia… e quanto somiglia al parlato, quanto sembra reale, quanto scorre bene…e che freschezza che ha, di rugiada, brezza e legno». Così scriveva Mark Twain nel 1904 in una lettera a un amico, per comunicargli trionfante di aver trovato la formula giusta per raccontare la sua vita. Dopo trentacinque anni di false partenze e una montagna di scartafacci cestinati, ecco l’intuizione giusta: dettare le proprie memorie invece di scriverle – il «parlato» gli garantiva una fluidità del racconto incomparabile con «qualsiasi imitazione se ne possa fare con la penna». Detto fatto, nel gennaio del 1906 comincia le dettature giornaliere e tre anni dopo l’opera è compiuta, ma... c’era un ma: bisognava aspettare cent’anni dopo la sua morte. «Un libro destinato a essere pubblicato un secolo dopo dà allo scrittore una libertà altrimenti impossibile». Da se stesso al padreterno, l’ironia di Twain non risparmia nessuno e ci regala oggi l’ennesimo capolavoro.

Un corpo a corpo, durato quasi quarant’anni: questo è stato il rapporto tra Twain e la sua autobiografia. Risale infatti al 1870 la prima decisione di mettere nero su bianco la sua vita. Proposito naufragato nel giro di qualche infruttuoso tentativo. Da allora fino al 1905, quel tarlo portò Twain ad accumulare una quarantina di «false partenze» e una montagna di scartafacci, frammenti, appunti, scalette e capitoli, via via cestinati. Verità e franchezza – questi gli scogli contro cui s’infrangeva ogni tentativo, poiché «con una penna in mano, il libero fluire dei ricordi si ritrova imbrigliato, misurato, e si fa ipocrita». Finché all’alba del gennaio 1906, ecco la svolta: Twain cominciò a dettare a una stenografa quella che finirà per approvare come la sua definitiva autobiografia. Tre anni più tardi, dopo 250 dettature e oltre mezzo milione di parole, l’opera poteva dirsi compiuta,ma a una condizione: la pubblicazione sarebbe avvenuta solo cent’anni dopo la sua morte. «Scrivere un libro destinato alla pubblicazione un secolo dopo consente una libertà senza pari. Solo così puoi parlare apertamente di chiunque, senza timore di ferire i suoi sentimenti, né quelli dei figli o dei nipoti». Questo fu il mandato di Twain, e trascorso il secolo da lui preordinato, ecco che finalmente nel 2010 la University of California Press ha dato alle stampe l’unica autentica autobiografia, così come concepita dall’autore e senza le censure e i rimaneggiamenti indebitamente apportati dai curatori delle precedenti edizioni. E così il vero Twain ha sbaragliato record e classifiche di vendita negli Usa, grazie al vulcanico racconto dei suoi ricordi a briglia sciolta, in barba a ogni ordine o cronologia, e soprattutto senza remore né riguardi per chicchessia. Forte dello straordinario successo ottenuto in America – oltre 400000 copie vendute e 42 settimane in classifica –, arriva oggi ai lettori italiani il rutilante racconto della sua vita, traboccante di humour, delle sue geniali intuizioni e delle sue arguzie, espresse con tutta la franchezza di chi parla «come dalla tomba».

Autore

Mark Twain

Mark Twain (1835-1910) è una delle figure più rappresentative della cultura americana a cavallo tra Otto e Novecento. Di lui Faulkner ha detto che è stato il «primo vero scrittore americano», e Hemingway ha aggiunto che «tutta la letteratura statunitense viene dal suo Huckleberry Finn». Autore delle celeberrime Avventure di Tom Sawyer, de Il principe e il povero e di Un americano alla corte di Re Artù, Twain fu anche un instancabile conferenziere, e un finissimo umorista.

Recensioni
Ivan Tassi, Il Manifesto, 25/05/2014

Memorie stenografate in un groviglio di epoche e ambienti

Rock Reynolds, L'Unità, 24/05/2014

Quel genio di Twain

Giuseppe Rizzo, Il Foglio, 17/05/2014

Mark Twain dall'oltretemba

Redazione, Holden & Company Blog, 09/05/2014

ai che c'è di nuovo?

Luca Crovi, Il Giornale.it, 03/05/2014

La sua verità, dopo cento anni di... meritato riposo

Cristina Taglietti, Corriere della Sera, 27/04/2014

Mark Twain ha fatto un puzzle