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Ecocritica

La letteratura e la crisi del pianeta

A cura di Caterina Salabe'

Saggi di: Lawrence Buell, Maria Letizia Costantini, Roberto Della Seta, Emilia Di Rocco, Lorenzo Franchini, Amitav Ghosh, Daniele Guastini, Robert Pogue Harrison, Serenella Iovino, Giorgio Mariani, Piero Marietti, Francesca Orestano, Andreas Puff-Trojan, Anna Re, Loreto Rossi, Caterina Salabè, Niccolò Scaffai, Scott Slovic.

Saggi. Arti e lettere
2013, pp. XVI-240

ISBN: 9788860369697
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Scheda libro

La letteratura non è immune dall’emergenza ecologica: il pericolo crescente cui il pianeta è esposto ha spinto negli ultimi anni anche la critica letteraria a percorrere nuove strade, riportando in primo piano la stessa relazione tra uomo e natura. È forse per questo che l’ecocriticism, nato negli Stati Uniti all’inizio degli anni novanta, si sta diffondendo rapidamente nel resto del globo. Il volume, a cura di Caterina Salabè, raccoglie gli scritti dei principali studiosi del tema a livello mondiale, come Lawrence Buell, Scott Slovic, Robert Pogue Harrison e Amitav Ghosh, e rappresenta uno strumento unico per introdurre i lettori italiani in un territorio di riflessione capace di porsi al crocevia di tanti settori. Lavorando al confine tra ecologia e critica letteraria, l’ecocritica rappresenta infatti l’applicazione del paradigma scientifico dell’ecosistema all’immaginazione letteraria e agli studi a essa correlati. Al centro è la nozione sistemica di luogo (o di ambiente) materiale, già fulcro del pensiero ecologico, che indirizza la ricerca critico-letteraria verso un ripensamento dell’umanesimo tradizionale in una nuova chiave, capace di tener conto dell’interdipendenza tra la vita umana e la totalità dell’universo vivente. Lo studio letterario si arricchisce, dunque, di uno sguardo contemporaneo, ma insieme antichissimo, sul nostro ruolo nel mondo: il letterato ecologico si caratterizza come un intellettuale attento alle emergenze del presente e critico della posizione egemonica dell’etica del mercato e dei consumi, e la sua vocazione non è quella di assumere il ruolo del profeta di disastri ambientali, ma al contrario di farsi interprete di una pedagogia della speranza.

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