Sbatti Bellocchio in sesta pagina

Il cinema nei giornali della sinistra extraparlamentare 1968-1976

A cura di Steve Della Casa, Paolo Manera

Introduzione di Marino Sinibaldi

Collana: Saggine, 209
2012, pp. XII-228
ISBN: 9788860367662

€ 18,00  € 17,10
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Scheda libro

«Marco Bellocchio, ottima persona, ha appena presentato un film– Sbatti il mostro in prima pagina – che si poteva e ci poteva risparmiare. Un film politico, in cui non occorre essere professionisti per riconoscere il “Corriere della Sera”, il suo cronista-squillo, la questura di Milano, e così via. Naturalmente all’inizio del film si avverte che “i riferimenti sono del tutto casuali”. Il guaio è che è vero…».

(Da una recensione anonima al film di Marco Bellocchio, in «Lotta continua», 1° novembre 1972)

Per la generazione del ’68 il cinema è stato uno straordinario strumento di socializzazione. Ecco perché è molto presente sui giornali che la sinistra extraparlamentare ha prodotto fino al 1976, anno in cui la spinta del ’68 finisce, la partecipazione di massa scompare e tutto cambia. Sono i giornali (da «Lotta continua» a «Vedo rosso», da «Servire il popolo» alla «Vecchia talpa», dal «Quotidiano dei lavoratori» al «manifesto») che hanno formato una nuova generazione di giornalisti e un modo nuovo di intendere il giornalismo. In quelle testate il cinema fa spesso capolino, con stroncature spettacolari oppure con titoli a effetto. Gli articoli non sono mai firmati, ma la memoria orale indica nomi di un certo peso: Umberto Eco, Adriano Sofri, Pio Baldelli, Peppino Ortoleva, Vincenzo Vita, Valentino Parlato; Taviani, Bellocchio, Petri, Montaldo, Kubrick, gli autori più recensiti. Si tratta di articoli taglienti, vigorosi, a volte paradossali, forse incomprensibili se non collocati nella durezza del dibattito di quegli anni. Sono segnali di una passione, quella per il cinema, che non ha mai più avuto la stessa importanza nel dibattito culturale. Un gioco della memoria, sospeso tra autoironia e nostalgia. Un libro che racconta un pezzo di storia del nostro paese, uno straordinario «come eravamo», che con un tono semiserio scopre contraddizioni e verità di un mondo che non c’è più, ma che per molti versi è lo specchio del nostro presente. Qualcuno ha parlato di anni di piombo, altri li hanno definiti formidabili. Sicuramente sono stati anni di celluloide.