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Testi e disegni di Frank Tashlin

L'orso che non lo era

Traduzione di Bianca Lazzaro

Wallpapers
2011, pp. 64, rilegato, con disegni in b/n nel testo

ISBN: 9788860366252
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Scheda libro

C’era una volta un Orso che un giorno, era un martedì, si rintanò in una caverna nel bosco per il suo lungo sonno invernale. Ma quando a primavera riaprì gli occhi… niente più alberi, niente più erba, niente più fiori – tutto attorno c’erano solo capannoni, macchinari, ciminiere e un grande recinto, quello di un’immensa fabbrica tirata su alacremente nel corso del suo letargo. Ha inizio così una lunga trafila che porterà l’Orso, scambiato per un operaio scansafatiche, a scontrarsi col Caporeparto e poi «a rapporto» dai vari superiori, fino al presidente della fabbrica – lui sempre a ripetere che è un orso, e tutti gli altri a insistere furibondi che è solo «un babbeo col cappotto di pelliccia e la barba da tagliare» in cerca di scuse per sottrarsi alla catena di montaggio. Una brillante fiaba moderna che reca intatta nel tempo la capacità di parlare a piccoli e grandi, poiché a misura dei loro sguardi sa farsi burla esilarante, inno alla libertà, celebrazione degli istinti, parodia dell’ottusità, elegia della natura… e via leggendo. Una storia che sa mescolare una vena comica e malinconica, sulle orme del Chaplin di Tempi moderni, a quella demenziale dei migliori cartoni animati d’annata, grazie alla levità del tratto di un autentico maestro tanto della commedia che del disegno d’animazione.

Autore

Frank Tashlin

Frank Tashlin (1913-1972) è stato uno dei primi cartoonist americani. Nato nel New Jersey, ben presto si trasferì a Hollywood, dove nel 1932 cominciò la sua brillante carriera negli studi di animazione della Warner Bros, di Leon Schlesinger. Passato nella squadra di Walt Disney nel 1938 e poi alla Columbia Pictures, a metà degli anni quaranta decise di smettere l’attività di cartoonist e di darsi al cinema, come sceneggiatore di commedie. Le sue collaborazioni più riuscite furono con i fratelli Marx, Bob Hope e soprattutto Jerry Lewis, per il quale scrisse sei dei suoi film divenuti veri e propri cult. A quel medesimo periodo risale la creazione del suo L’orso che non lo era (1946), una piccola gemma di comicità, nonsense e malinconia che Tashlin diceva «è per me speciale e prezioso» e che vent’anni dopo traspose in un piccolo film d’animazione per la Mgm, rimasto un classico del genere e oggi gettonatissimo in rete.Ad amplificare quel primo successo, giunse nel 1950 la pubbli-cazione de L’Opossum che invece no, tradotto in molte lingue e qui per la prima volta presentato in italiano.

Recensioni
Emanuela Scuccato, PULP libri, 01/10/2012

L'orso che non lo era (traduzione di B.Lazzaro)

Carla Poesio, Liber, 01/04/2012

Fiaba moderna tratteggiata con maestria

D.Finco, LG Argomenti, 01/01/2012

L'orso che non lo era: una favola moderna

Francesca Lazzarato, Il Manifesto, 20/12/2011

Antidoti all'ovvietà in forma di risate

Barbara Ferraro, www.atlantideZine.it, 11/10/2011

Sono quel che sono

Oscar Cosulich, L'Espresso, 30/09/2011

L'orso in fabbrica

Francesco Boille, Internazionale, 23/09/2011

Follie industriali

Isabella Paglia, www.bookavenue, 18/09/2011

Un orso semplice e bonaccione vive tranquillo....ma

Francesca Magni, Letto fra noi, 09/09/2011

Libri wow

Redazione, Le Monde Diplomatique, 01/09/2011

L'orso va in fabbrica

Bruno Ventavoli, La Stampa / Tuttolibri, 20/08/2011

Scusate ma io sono un orso

Elisabetta Bolondi, www.ventonuovo.eu, 18/08/2011

Orso buono, uomini cattivi!