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Claudio Giunta

Come si diventa «Michelangelo»

Il mercato dell'arte, la retorica, l'Italia

Saggine, n. 171
2011, pp. VI-122

ISBN: 9788860365590
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Scheda libro

«In tutta questa faccenda del crocifisso ci sono parecchie cose che non mi piacciono: il giro dei soldi, la retorica idiota da sindrome di Stendhal, le benedizioni dei vescovi, i panegirici degli assessori, gli immigrati musulmani accompagnati davanti alla Croce… Ma la cosa che mi piace di meno è che l’infantilismo, nelle opinioni e nelle parole, non sembra motivato dalla volontà di adeguarsi a un pubblico infantile: sembra del tutto spontaneo. E insomma è come se la distinzione veramente significativa non fosse più tanto quella tra destra e sinistra quanto quella tra bambini e adulti. Ed è come se oggi il potere fosse saldamente nelle mani dei bambini».

Nel dicembre del 2008 lo Stato italiano acquista da un antiquario torinese un crocifisso di legno, 40 centimetri per 40, attribuito a Michelangelo. Prezzo: tremilioni e duecentocinquantamila euro. Il ministro Bondi va al Tg1 ad annunciare l’acquisto e lo presenta come la prova di un’oculata, lungimirante politica di gestione dei «beni culturali» mirata a investire sui capolavori. Nel corso del 2009 il crocifisso parte per una lunga tournée nei musei e nelle chiese italiane, salutato dagli assessori e benedetto dai vescovi: Roma, Palermo, Trapani, Napoli, Milano.Ma nello stesso anno qualcuno comincia ad avere dei dubbi: secondo molti esperti il crocifisso non è di Michelangelo; e in ogni caso il prezzo non è un prezzo ragionevole: è troppo poco per un Michelangelo autentico, è troppo per un prodotto di bottega. I dubbi fanno presa. Una deputata presenta un’interrogazione parlamentare; la Corte dei conti apre un’inchiesta per danno all’erario; infine (dicembre 2009), i carabinieri entrano al ministero dei Beni culturali e sequestrano gli atti relativi all’acquisto del crocifisso, e la Procura della Repubblica di Roma apre un’indagine per truffa ai danni dello Stato. In questo libro,Claudio Giunta racconta pazientemente (e comicamente) i fatti, ma mostra anche che i fatti sono una metafora. Perché nella vicenda del «crocifisso ritrovato» s’incrociano e si sommano molti dei difetti e delle insufficienze italiane: una politica culturale degradata a propaganda; un giornalismo sciatto e superficiale; l’onnipresenza della Chiesa; il linguaggio assurdo degli storici dell’arte e, più di tutto, la malattia nazionale per eccellenza, la retorica: quel continuo maquillage della realtà che ci sta trasformando – secondo una formula celebre e ineccepibile – in bambini di nove anni, neanche tanto intelligenti.

Autore

Claudio Giunta

Claudio Giunta insegna Letteratura italiana all’Università di Trento. Ha scritto libri sulla letteratura del medioevo (La poesia italiana nell’età di Dante, Versi a un destinatario, Due saggi sulla tenzone, Codici), un pamphlet sullo stato della cultura (L’assedio del presente. Sulla rivoluzione culturale in corso), un reportage dal Giappone che parla anche dell’Italia (Il paese più stupido del mondo) e un commento alle Rime di Dante per i Meridiani Mondadori. Il suo sito è www.claudiogiunta.it.

Recensioni
Raffaella Ferrazzano, www.tafter.it, 31/08/2011

Saggio ironico, polemico, cinico

Giuliano Milani, Internazionale, 29/04/2011

L'arte è il nostro petrolio?

Stefano Miliani, L'Unità, 23/04/2011

Povero Cristo, Michelangelo per forza

Redazione, Internazionale, 25/03/2011

Il crocifisso falso di Michelangelo

Massimiliano Panarari, Il Venerdì di Repubblica, 25/03/2011

I peggiori caratteri nazionali

Antonio D'Orrico, Sette, 24/03/2011

In 25 parole

Francesco Erbani, La Repubblica, 18/03/2011

Quel Michelangelo vero o presunto

Mauro Baudino, La Stampa, 04/03/2011

Il crocifisso di Buonarroti

Claudio Giunta, Saturno / Il Fatto quotidiano, 25/02/2011

L'affaire Michelangelo