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Corrado Alvaro

L'Italia rinunzia?

1944: il Meridione e il Paese di fronte alla grande catastrofe

Introduzione di Mario Isnenghi

Saggine, n. 174
2011, pp. X-86

ISBN: 9788860365583
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Scheda libro

«La mancanza di senso della realtà del popolo italiano è un fatto che oggi stupisce qualsiasi osservatore. Questo popolo, ritenuto o che si stima pratico, realistico, machiavellico, sta dando una delle prove più clamorose della sua estrema ingenuità, se questa parola conviene a chi è sommerso nella più grande catastrofe della sua storia…»

Corrado Alvaro scrisse questo pamphlet nel 1944, «l’anno più tragico della nostra storia». La sua pubblicazione avvenne dapprima a puntate sul «Popolo di Roma». L’Italia era nel pieno di un’aspra guerra civile, lacerata dalla drammatica contrapposizione tra il Sud liberato e il Nord sotto il tallone dell’occupazione tedesca. Il conflitto tra le due parti del paese, «latente fin dalle origini dell’assetto nazionale», stava ormai arrivando alle soglie della sua «estrema manifestazione». Vent’anni di fascismo avevano disperso e mortificato «la solidarietà e il patriottismo», avevano avvilito «il senso della responsabilità individuale», procurando un sentimento diffuso di passività e di rassegnazione. Sul banco d’accusa di Alvaro sono le classi dirigenti post-unitarie, che con i loro errori e i loro cinismi hanno radicato l’idea di uno Stato nemico. La verità è che a tutti i potenti che si sono susseguiti al comando nel corso della storia recente del paese «non è mai importato che l’Italia avesse un popolo più o meno civile, più o meno costituito in nazione». Particolarmente penetrante, a questo proposito, l’analisi della situazione del Mezzogiorno, in cui lo scollamento tra popolo e classi dirigenti si traduce in un parassitismo sempre più profondo e nocivo per l’intero paese. Alvaro, infatti, «è per le autonomie, per il fare da sé, il saper fare da sé», rileva Mario Isnenghi nella sua introduzione. Pubblicato in volume nel 1945, il testo di Alvaro non perde – all’indomani della Liberazione e della fine della guerra – il significato potente dell’invettiva che lo aveva originato, ma diventa una drammatica indicazione dei mali estremi contro cui lottare, se il paese vuole ritrovare una qualche forma di riscatto. Il rischio è che si ripeta «la commedia degli accomodamenti», che si risolva «tutto sulla carta, nelle chiacchiere, mentre il paese aspetta di vivere e di lavorare per il suo domani». Come non vedere, in questa accorata denuncia, una lezione di storia per l’Italia d’oggi?

Autore

Corrado Alvaro

Corrado Alvaro (1895-1956) è stato uno dei più grandi intellettuali del nostro Novecento. Giornalista, scrittore, poeta, traduttore, fu autore, tra l’altro, di Gente in Aspromonte e Quasi una vita (col quale vinse il Premio Strega nel 1951), e di intensissimi reportage di viaggio. Giornalista del «Corriere della Sera» e corrispondente per «Il Mondo », fu tra i primi firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce.

Recensioni
Matteo Collura, Corriere della Sera, 18/05/2011

Alvaro e l'Italia rinunciataria

Stefania Nardini, Scritture&Pensieri, 09/05/2011

Il Sud di Alvaro . Oggi come ieri

Massimo Raffaeli, Tuttolibri de La Stampa, 16/04/2011

I villan rifatti palle al piede dell'Italia

Diego Gabutti, Italia Oggi, 12/04/2011

Non impariamo mai, scriveva Corrado Alvaro nel 1944

Raffaele Liucci, Il Fatto Quotidiano / Saturno, 08/04/2011

Straniero a casa sua

Paolo Mauri, La Repubblica, 26/03/2011

Il nostro eterno Paese nei pensieri di Alvaro