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Storia dell'emigrazione italiana

A cura di Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi e Emilio Franzina

Virgola
2009, pp. 1584, cofanetto con 2 voll. indivisibili

ISBN: 9788860364227
€ 39,00
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Scheda libro

L'emigrazione italiana nel mondo ha rappresentato uno dei tratti più peculiari e caratteristici dell'intera storia italiana contemporanea. Se è vero che molti altri paesi hanno conosciuto e conoscono flussi migratori di grande portata, è difficile trovare altri esempi, come quello italiano, così intensi, così a lungo distribuiti nel tempo, così variegati per provenienza territoriale e sociale, così diversificati per luoghi d'arrivo. A ben vedere, è la storia intera del nostro paese in età contemporanea ad aver ereditato dal fenomeno migratorio i suoi più essenziali caratteri. Che cosa sarebbe stata l'economia italiana, con l'impetuosa crescita complessiva che l'ha portata a essere tra le più sviluppate nel mondo, senza quel grande fenomeno di accumulazione delle risorse rappresentato dalle rimesse degli emigranti? E quale grandioso interscambio di mestieri, esperienze professionali, tecnologie si è realizzato attraverso il tramite materiale dei flussi migratori? E quanto ha pesato, nel nostro universo simbolico, nella stessa costruzione e definizione della nostra lingua, della nostra immaginazione, della nostra cultura, in una parola della nostra identità collettiva, il feed-back della nostra emigrazione? Come ne sono stati ridefiniti gli stessi ruoli sessuali, il peso e la portata delle presenze femminili, nella sfera individuale, famigliare e comunitaria? Sulla base di simili interrogativi il Comitato nazionale di celebrazione «Italia nel mondo», istituito presso il Ministero per i Beni e le Attività culturali, e cui fanno capo i più prestigiosi studiosi italiani e stranieri del fenomeno, ha commissionato all'editore la realizzazione di questa opera collettiva. L'intento dichiarato è quello di sintetizzare, in un linguaggio rigoroso ma accessibile, e con uno spirito autenticamente divulgativo, l'intera vicenda dell'emigrazione italiana all'estero. L'opera si annuncia in due volumi: Partenze e Arrivi, cui seguirà un Dizionario dell'emigrazione italiana. Questo primo volume analizza in particolare le motivazioni, le strategie individuali, i contesti famigliari e comunitari da cui trasse origine, nel corso del tempo, la scelta migratoria; esso definisce i quadri statistici complessivi, individuando l'apporto delle singole realtà regionali al fenomeno nel suo complesso, e qualifica le differenti «ondate» che hanno caratterizzato il fenomeno, definendone i differenti flussi. Lo studio della realtà si lega profondamente a quello dei simboli e delle figure, evocando l'intero universo delle rappresentazioni in cui si è addensata l'immagine dell'emigrazione, dalla letteratura, alle canzoni, alle arti visive, alla gastronomia, al cinema. Viene così messa a disposizione del lettore, forse per la prima volta, un'opera di sintesi, una pittura d'insieme.

Il grande fiume dei nostri emigranti, quella sorta di «Ulisse collettivo» che si spinse fino a toccare, con le sue peregrinazioni in età contemporanea, i più disparati angoli del mondo, giunge con questo secondo volume della Storia dell’emigrazione alle sponde del suo approdo. Anche la dimensione dell’arrivo, del resto, si propone come una parabola non sempre conchiusa; in moltissimi casi l’esito «definitivo» è solo, a sua volta, la tappa di un ciclo ancora più ampio, destinato ad approdare esattamente al punto da cui aveva preso le mosse, a quella Itaca italiana che rimane comunque nell’orizzonte delle nostalgie, se non delle aspirazioni di tutti i nostri emigranti. Ma a fronte dei molti che alla fine sono rientrati, moltissimi hanno davvero fissato per sempre altrove le loro radici, dando vita dapprima a collettività e poi a foltissime discendenze di sempre più remota origine italiana. Delle loro esperienze e di ciò che esse costituirono e ancora costituiscono nella storia del mondo contemporaneo e in quella del nostro paese si occupa il volume. Più di quaranta studiosi analizzano, area per area, le peculiarità e i caratteri del variegato e mutevole insediamento all’estero di italiani. I processi d’integrazione e quelli di brusca assimilazione che in ogni paese di arrivo si realizzarono ci consegnano un’immagine in gran parte nuova e originale. Le fasi immediatamente seguite all’arrivo, l’arco di vita delle prime generazioni e lo stratificarsi, fuori d’Italia, di quelle via via succedutesi nel tempo sono analizzate in ciascuno dei paesi in cui gli immigrati arrivarono e si stabilirono. Dal Brasile agli Usa, dall’Argentina all’Australia, dalla Russia all’Oriente, dall’Europa continentale alla stessa Africa delle «colonie» di diretto dominio politico, gli immigrati italiani misero a frutto le proprie competenze per costruirsi un destino migliore e diverso, con ogni probabilità, da quello che li avrebbe attesi in patria. Ma nel farlo si scontrarono con una serie prevedibile di difficoltà. Le esperienze dei migranti furono, nelle varie parti del mondo da essi raggiunte, simili solo in parte, a dispetto delle comuni provenienze (dal Mezzogiorno o dal Nord, da questa o da quella regione italiana, dal mondo rurale e da quello operaio ecc.), assumendo poi significati e aspetti particolari di compattezza o di relativa «tenuta etnica» soprattutto in alcune aree sufficientemente omogenee (il Brasile meridionale), ma talora anche in interi paesi (l'Argentina). Superata la fase delle «piccole Italie», sia urbane che rurali, poi quella delle naturalizzazioni più o meno forzose, dell’ascesa sociale, e dei progressivi «ambientamenti» assicurati in contesti sempre meno ostili e «stranieri» da stuoli di ethnic brokers (comprensivi di boss, padroni, notabili ecc., talora anche in odore di criminalità mafiosa), gli immigrati e i loro figli intrapresero un lungo cammino che li pose a contatto dapprima con le legislazioni e con le normative delle rispettive patrie di adozione; poi con l’opinione pubblica, non sempre benevola, dei paesi di arrivo; e infine con una vasta gamma di situazioni destinate a incidere non poco sulla loro configurazione di «italiani fuori d’Italia», o meglio di cittadini – americani, australiani, eccetera – «di origine italiana». Si incontrano così, lungo i percorsi dei nostri emigranti, la Chiesa cattolica e missionaria, le ramificazioni diplomatiche dell’Italia liberale, fascista e repubblicana (Consolati, scuole «nazionali», Fasci italiani all’estero ecc.), i nuclei dell’associazionismo politico e sindacale affermatosi di volta in volta nella penisola, comprese le propaggini radicali e «sovversive» di un movimento operaio che ha conosciuto, nei confini del paese Italia, non poche e non semplici articolazioni. Un processo nel quale si sono via via perdute le tracce dell’identità linguistica di partenza, ma in cui si sono progressivamente esaltate anche (nella pratica sportiva, nella religiosità, nell’alimentazione, nella canzone e così via) le espressioni più durevoli e a tutt’oggi più vistose e condivise dell’«italianità». A una simile «italianità» – concetto difficile e sfuggente, e però corposo nella sua forza di evocazione – fecero e spesso tuttora fanno riferimento le definizioni correnti e meglio divulgate, nella letteratura e nella fiction cinematografica o televisiva, dei nostri immigrati e delle loro discendenze. E i nomi particolari e i luoghi specifici dell’epopea che qui si racconta, le singole odissee che stanno dietro all’Ulisse collettivo di cui stiamo ragionando, acquistano valore all’interno del grande quadro nel cui brulichio sono messe in scena. È la storia d’Italia, di tutta l’Italia in età contemporanea, che trova riscontro in queste pagine. E insieme con essa – il lettore non farà fatica ad accorgersene – una parte non secondaria ed effimera di altri cruciali pezzi di mondo.