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Mario Soldati e il cinema

A cura di Emiliano Morreale

Con un album curato da Anna Cardini Soldati

Saggine, n. 147
2009, pp. VI-154

ISBN: 9788860363862
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Scheda libro

«Ho davvero molto amato il cinema. Per lo stile di vita vorrei farlo tuttora, ma vorrei che non uscisse nulla dalla macchina da presa. Amo la vita del cinema, amo la regia, ma non accetto che poi ci sia qualcosa da dover vedere: ogni cosa dovrebbe finire lì».

Mario Soldati è ormai riconosciuto come uno dei grandi narratori del Novecento italiano, scrittore raffinato, geniale creatore di intrecci,maestro di investigazioni morali, delibatore di colpi di scena. Di recente, tuttavia, anche il suo lavoro di regista è tornato all’attenzione della critica per la modernissima capacità di muoversi nei meccanismi produttivi del cinema italiano. Dopo gli esordi come regista di squisite commedie sotto il fascismo, e dopo classici come Piccolo mondo antico e Malombra, Soldati ha realizzato film eccentrici e meritevoli di riscoperta, dal noir neorealista Fuga in Francia a uno degli adattamenti moraviani più belli (La provinciale), ma anche piccoli gioielli del cinema di genere: cappa e spada, film comici, melodrammi. In questo volume, alcuni dei più importanti critici e intellettuali italiani rendono giustizia all’opera cinematografica di Soldati, e con essa a un’intera stagione del cinema italiano. Soldati finse di non amare il cinema, e lo abbandonò alla fine degli anni cinquanta (proprio prima che gli scrittori al cinema diventassero di moda), ma da allora in poi ne fece il protagonista di gran parte dei suoi romanzi. La lettura di questo libro, impreziosito da una lunga intervista di JeanGili allo scrittore mai pubblicata in italiano e di un percorso fotografico attraverso i set dei suoi film più importanti, sembra quasi suggerire il capovolgimento di un luogo comune: e se si pensasse a Mario Soldati non come a un «letterato al cinema», a un narratore in esilio, ma come a un «regista con la macchina da scrivere», che dal cinema americano e dal sottobosco di Cinecittà in fondo rimarrà segnato per sempre?