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Arturo Carlo Jemolo

Che cos'è la Costituzione

Introduzione di Gustavo Zagrebelsky. Postfazione di Alberto Cavaglion

Saggine, n. 123
2008, pp. 96

ISBN: 9788860362698
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Scheda libro

«La Costituzione non è un codice, non può avere mille articoli, soprattutto è compilata nella speranza che resti in vita molti anni e valga a regolare situazioni diverse, alcune neppure oggi prevedibili. Perciò non è possibile che essa dia soltanto disposizioni precise. Dovrà fare molte dichiarazioni programmatiche e di massima. Esse costituiscono un impegno morale per i partiti, per i movimenti da cui la Costituzione scaturisce».

Nei primi mesi del 1946 si preparano in Italia le elezioni per l’Assemblea costituente. In un clima di grande fervore politico e tensione ideale, un apposito ministero – il ministero per la Costituente – elabora serie statistiche, commissiona ricerche, pubblica studi destinati a facilitare il lavoro della futura assemblea. Ma c’è un problema più generale da porre prima di tutti gli altri. Promuovere la Costituente, spiegarne il senso e la portata al popolo che dovrà eleggerla, chiarire le grandi questioni, le scelte e i bivi che essa dovrà affrontare: la questione delle autonomie, i poteri dell’esecutivo, le forme del controllo parlamentare, le prerogative del capo dello Stato, l’autogoverno della magistratura, la stessa riformabilità della Costituzione, una volta approvata. Un grande giurista, interprete sensibile e preciso delle ragioni della Costituzione, viene chiamato a redigere un opuscolo in cui tutto ciò sia detto con sensibilità e misura, con chiarezza e rigore. A questo scritto si è deciso di affiancare nella nuova edizione il testo di una conferenza che Jemolo tenne all’Accademia dei Lincei nel 1965, nel quale allo slancio utopistico del dopoguerra si sostituisce una lucida analisi, non priva di amara e pungente ironia, del linguaggio della Carta fondamentale. Alcune scelte in apparenza meramente stilistiche rivelano ambiguità e contraddizioni che riguardano in realtà la stessa genesi della Costituzione. Con questo spirito Jemolo entra nel merito di alcuni articoli fondanti la Repubblica: «A rischio di attirarmi anatemi, comincerei con il mettere tra le espressioni che nulla significano quella dell’art. 1, repubblica fondata sul lavoro, e lo stesso appellativo di democratica, termine che viene accettato da tutti, da persone che hanno le concezioni tra loro più antitetiche. E che significa il diritto al lavoro dell’art. 4, che avrebbe un senso solo se importasse che chiunque avesse il diritto di ottenere da un ufficio statale, da un giorno all’altro, un posto di lavoro retribuito?». L’effetto della rilettura di entrambi i testi è tuttora davvero sorprendente. I nodi di oggi sono assai prossimi, per non dire identici, a quelli di allora; solo, non sembrano le stesse la passione e la coerenza con cui se ne discute. Quante centinaia di trasmissioni televisive valgono queste icastiche, civilissime, esemplari pagine di Arturo Carlo Jemolo?

Autore

Arturo Carlo Jemolo

Arturo Carlo Jemolo (Roma 1891-1981), giurista, storico e scrittore politico, è stato professore di diritto ecclesiastico nelle università di Sassari, Bologna, Milano, Roma. Tra le sue opere, Stato e Chiesa negli scrittori politici italiani del Seicento e del Settecento (1914), Crispi (1922), Il giansenismo in Italia prima della rivoluzione (1928), La crisi dello stato moderno (1954).