Il Mattino, 08/04/2001, pag. 17
Povera scuola: «Noi insegnanti venditori di fumo»
di Fabrizio Coscia
Un libro, un'accusa
«Bisogna far presto, molto presto, giacché il rischio di collasso è imminente, se già non è troppo tardi». A lanciare il preoccupato S.O.S sulla scuola italiana sono due insegnanti napoletani, Francesca Giusti e Vincenzo Sommella., autori di Povera scuola!, fresco di stampa per i tipi Donzelli, un libri o che è allo stesso tempo un'invettiva accorata ed una riflessione critica, maturata sul campo, dalla trincea di un'esperienza vissuta con grande passione civile, attorno ai temi scottanti della riforma più discussa degli ultimi anni. Il tono allarmato e allarmante del libro contrasta con l'«ottimismo futuribile», a volte perfino trionfante, che emana dai testi ministeriali e dalle dichiarazioni di ministri e legislatori della scuola dell'autonomia giudicata dai due autori per nulla innovativa. «Uno dei principali punti deboli della riforma - dice infatti la Giusti, autrice, tra l'altro, del recente Lettera di una professoressa - è che non tiene conto della realtà di fatto, ma di una situazione falsamente idilliaca della scuola. Di fronte alla generale crisi dei valori e dei modelli culturali che attraversa la nostra società attuale, la riforma, piuttosto che riconoscere e analizzare la serietà del problema, preferisce negare la realtà, sconfinando quasi nella menzogna». Ma quale scuola ci dovremmo aspettare dalla riforma dei cicli? «Dal punto di vista dei contenuti, ci troviamo di fronte al paradosso che più diventa difficile far scuola e più si tende ad annacquare e a ridurre ripiegando su una logica pubblicitaria e postmodernista. Sul piano organizzativo i rischi sono altrettanto gravi: nel degrado attuale, il caos si accrescerà, i ragazzi saranno sempre più abbandonati a se stessi e la gestione della quotidianità diventerà sempre più difficile. Ci dobbiamo aspettare una scuola pubblica estremamente permissiva, sul modello anglosassone, dove i ragazzi saranno trasformati in «clienti» e gli insegnanti in venditori di fumo». «Il vero enigma - dice Sommella - è che nei testi ministeriali si parla continuamente di un elevamento del livello della scuola, mentre la realtà è esattamente l'inverso e va in direzione di un netto abbassamento culturale: si parte dall'assunto che per educare alla complessità si debba semplificare, fino ad arrivare a prospettare una scuola dell'intrattenimento». Una catastrofe incombente, dunque, starebbe per abbattersi sulla nostra scuola? «La scuola - conferma Giusti - sta morendo. Se non è ancora crollata del tutto lo si deve a quei pochi che hanno resistito negli anni, per la sola dignità personale e per affetto verso i ragazzi. Dopo gli anni dell'entusiasmo e delle grandi speranze, proprio quando la tensione verso il cambiamento sembrava al suo apice, è iniziato il processo di sfaldamento e di degrado. In tal senso la riforma è soltanto il coronamento di un processo avviato già da molto tempo, dove il criterio fondamentale, più che di far funzionare la scuola, è di mostrare una facciata di pura apparenza, rimuovendo i problemi di fondo». Cosa resta, allora, al mestiere dell'insegnante, oltre agli scacchi e alle frustrazioni? «Si sceglie d'insegnare - risponde Sommella - o perché non si è trovato niente di meglio da fare, o perché si ritiene che sia il mestiere più importante che esista. Nonostante tutto, continuo a credere a quest'ultima ipotesi».

Il Mattino, 08/04/2001

Avvenire, 27/03/2001

