Il Messaggero, 05/06/2012, pag. 31
Il primo romanzo storico di Dumas
Alexandre Dumas

Riunendo in un solo fascio gli interessi della Francia e dell’Inghilterra, dell’Olanda e dell’Impero, il trattato di Utrecht neutralizzava le pretese di qualunque altro stato che non fossero state approvate dalle quattro potenze. Questo era quanto temeva di più al mondo Filippo V, o piuttosto il cardinale Alberini, poiché Filippo V, purché avesse una donna e un inginocchiatoio, non si preoccupava affatto di quanto accadesse fuori della sua camera e della sua cappella…. Alberoni nacque nel capanno di un giardiniere. Da bambino diventò campanaro, e da giovanotto barattò il suo grembiule di tela con un colletto bianco. Era di umore lieto e giocoso. Una mattina il duca di Parma lo sentì ridere così forte che, lui che non rideva molto spesso, volle sapere cosa lo rallegrasse tanto, e lo fece chiamare. Alberoni gli raccontò una qualche avventura grottesca; il riso conquistò sua altezza , che si disse che ogni tanto ridere faceva bene, e lo prese con sé. A poco a poco, e continuando a divertirsi con i suoi racconti, il duca si accorse che il suo buffone era un uomo intelligente , e in grado di portare a termine imprese. In quel mentre, assai mortificato per l’accoglienza del generalissimo dell’esercito francese, tornò il povero vescovo di Parma, di cui, in effetti, conosciamo lo strano trattamento. La suscettibilità di quel messaggero poteva compromettere i gravi interessi che sua altezza doveva discutere con la Francia; sua altezza giudicò che Alberoni fosse proprio l’uomo di cui aveva bisogno per non essere umiliato , e mandò l’abate a portare a termine le negoziazioni lasciate in sospeso dal vescovo. Monsieur de Vendome, che non si era incomodato per un vescovo, si incomodò per un abate, e ricevette il secondo ambasciatore di sua altezza così come aveva ricevuto il primo; ma invece di seguire l’esempio del suo predecessore , Alberoni reagì con battute così divertenti e con lodi singolari che l’affare fu concluso seduta stante. Il duca allora lo incaricò di un secondo affare. Stavolta Monsieur de Vendome si accingeva a mettersi a tavola. Alberoni, invece di parlargli di affari, gli chiese il permesso di fargli assaggiare due piatti preparati da lui; poi scese in cucina e risalì con una minestra al formaggio in una mano e dei maccheroni nell’altra. Monsieur de Vendome trovò la minestra talmente buona che volle che Alberoni la mangiasse con lui alla sua tavola. Al dessert Alberoni avviò il suo affare e, approfittando della buona disposizione in cui la cena aveva messo Monsieur de Vendome, se l’accaparrò con la punta della forchetta. Sua altezza era meravigliata; nessuna delle più grandi menti di sua conoscenza aveva fatto tanto. (…) Sua latezza non ci mise molto a trovare un nuovo motivo per inviare un’ambasciata , e mandò ancora Alberoni. Questi riuscì a convincere il proprio sovrano che il posto in cui gli sarebbe stato più utile era accanto a Monsieur de Vendome, e Monsieur de Vendome che era impossibile vivere senza minestra al formaggio e maccheroni. Così Monsieur de Vendome lo prese al suo servizio , lo lasciò mettere le mani nei suoi affari più segreti, e finì col farne il suo primo segretario. Fu allora che Monsieur de Vendome si trasferì in Spagna. Alberoni entrò in contatto con la principessa degli Orsini, e quando, nel 1712, Monsieur de Vendome morì a Vinaroz, lei lo nominò alla stessa carica che aveva avuto presso il defunto. Alberoni continuava la sua scalata; del resto, da quando era partito, non si era mai fermato. Intanto la principessa degli Orsini cominciava a farsi vecchia, crimine imperdonabile agli occhi di Filippo V. Così lei decise di cercare una donna giovane come sostituta di Maria di Savoia, tramite la quale manteneva la sua influenza sul re. Alberoni le propose la figlia del suo antico padrone, gliela presentò come una fanciulla senza carattere e senza volontà, che dalla sovranità reclamava solo il nome. La principessa degli Orsini si lasciò convincere da tale promessa, il matrimonio fu deciso, e la giovane principessa lasciò l’Italia per la Spagna. La sua prima azione da sovrana fu di far arrestare la principessa degli Orsini, che le era venuta incontro in abito di corte; la fece portare via così com’era, senza mantello, a petto scoperto, con una temperatura di dieci gradi , in una vettura cui una delle guardie aveva rotto il vetro con un gomito, fino a Burgos e poi in Francia, dove arrivò grazia al prestito di cinquanta pistole chiesto ai propri domestici. Al suo cocchiere si gelò il braccio e dovettero tagliarglielo. Dopo il primo incontro con Elisabetta Farnese, il re di Spagna annunciò ad Alberoni la sua nomina a primo ministro. Da quel giorno, grazie alla giovane regina che gli doveva tutto, l’ex campanaro esercitò su Filippo V un ascendente senza limiti.

Il volume
Le recensioni

Un grande classico inedito
www.gothicnetwork.org, 09/11/2012

Iniziamo dal fondo
PULP libri, 30/09/2012

Un incunabolo del d'Artagnan
Il Manifesto , 19/08/2012

Tre anni dopo, I tre Moschettieri
Venerdì di Repubblica, 13/07/2012

Una lettera miracolosa da Dumas
Tuttolibri de La Stampa, 30/06/2012

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Il Messaggero, 05/06/2012