L'Unità, 02/02/2012, pag. 38
La leggenda del quaderno "rubato"
Gianni Francioni

Nel suo recente libro I due carceri di Gramsci.La prigione fascista e il labirinto comunista (Donzelli editore, 2012), Franco Lo Piparo dedica un intero capitolo (Un quaderno rubato?, pp. 77-94) ad argomentare la tesi secondo cui «i quaderni teorici (di Gramsci) furono trenta quando erano in possesso della famiglia (a Mosca) e negli anni successivi, diventarono ventinove a partire dal 1947», quando Togliatti poté disporne. La tesi non è nuova (di una manipolazione o «amputazione» dei Quaderni da parte di Togliatti si è parlato periodicamente sui giornali),maquesta volta è presentata con un tentativo di fondarla su elementi filologici che meritano di essere verificati. Si consideri in primo luogo che i quaderni del carcere sono 35: 29 di lavoro teorico (numerati cronologicamente nell’edizione Gerratana da 1 a 29), quattro di sole traduzioni (che Gerratana ha contrassegnato con A, B, C, D), due – che pure recano i timbri del carcere di Turi – lasciati da Gramsci completamente in bianco (li indichiamo come 17 bis e 17 ter). A questi va comunque aggiunto (perché da sempre conservato con loro) il registro avviato dalla cognata di Gramsci, Tatiana Schucht, per redigere un indice generale – rimasto peraltro incompleto – delle note contenute nei manoscritti. Essi vennero affidati da Tatiana all’ambasciata sovietica a Roma nel luglio 1937 e nel dicembre 1938 furono spediti a Mosca per posta diplomatica. Restarono presso la famiglia Schucht fino all’aprile 1941, quando furono depositati per motivi di sicurezza all’Archivio centrale del

Antonio Gramsci di nuovo al centro di una polemica. Lo storico Franco Lo Piparo sostiene che Palmiro Togliatti avrebbe fatto scomparire un testo Ma una puntuale analisi filologica prova che la tesi è priva di fondamento Il libro Nell’opera di FrancoLoPiparo «I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto comunista» (pp. VI-146, euro 16,00, Donzelli) la domanda centrale è: perché i Quaderni del carcere sono 33, e non 34, comein origine e più volte annunciato dallo stesso Togliatti? Un quaderno «si è perduto »? Gramsci sapeva che Sraffa trasmetteva le sue lettere a Togliatti?Gramsci passò i suoi ultimi due anni e mezzo in libertàcondizionale: èverosimile che in quegli anni abbia smessoquasicompletamente discrivere?Eperchénonriprese i contatti con i vertici del partito e dell’Internazionale comunista? Comintern. Restituiti al Pci nel marzo 1945, i quaderni e il registro di Tatiana ritornarono a Roma, e sono tuttora custoditi all’Istituto Gramsci. Per motivi di spazio esaminerò solo il principale argomento addotto da Lo Piparo, che concerne la numerazione in cifre romane data da Tatiana ai quaderni dopo la morte di Gramsci, a fini di mera inventariazione e senza alcuna pretesa di stabilire una cronologia. Secondo Lo Piparo, questa numerazione avrebbe «un salto: passa dal quaderno XXXI al quaderno XXXIII», che egli suppone motivato dal fatto che il quaderno mancante sarebbe stato talmente «esplosivo», per i suoi contenuti di «eresia» politica, da indurre Togliatti a eliminarlo. Sulla base di una documentazione certa e accessibile, possiamo ricostruire come stanno effettivamente le cose. Verso la metà di giugno 1937, Tatiana procede a classificare i quaderni incollando sull’angolo destro superiore di ogni copertina una piccola etichetta ottagonale con una sottile cornice a stampa, entro cuiappone a penna il numero romano assegnato al quaderno e brevi indicazioni sulla sua consistenza (ad esempio: «I | Completo | pg. 80»; «Incompleto da | pg 3 a 78. VI»); su un’altra etichetta con cornice a stampa più grossa, tagliata a metà a mo’ di tassello e incollata in alto sul dorso del quaderno, ripete a penna la stessa numerazione in cifre arabe («1», «6», ecc.). Tatiana mette etichette anche sui Quaderni 17 bis e 17 ter, lasciandole però completamente vuote. In questa catalogazione sistematica vi sono anomalie ed eccezioni, molte delle quali segnalate da Lo Piparo. Alcunenon hannounsignificato particolare, e provano tutt’al più che l’operazione di Tatiana è accompagnata da imprecisioni e sviste: mi riferisco aiQuaderno 9 e 1, che hanno, rispettivamente, i numeri XIV e XVI sulle etichette ma non presentano i tasselli con le cifre arabe sui dorsi; e al Quaderno 17 ter, che ha l’etichetta ma non il tassello sul dorso (mentre il Quaderno 17 bis ha anche questo). TASSELLI ED ETICHETTE Più interessanti altri casi: il Quaderno 10 è privo di etichettamaprovvisto di un tassello (diverso dai precedenti: è una strisciolina di carta rettangolare incollata sul dorso, in basso anziché in alto) con l’indicazione «XXXIII» a matita;mancanol’etichetta e il tassello di Tatiana nel Quaderno 18, che peraltro ha al centro un cartiglio con doppia cornice e fregi a stampa e l’indicazione della ditta produttrice, cartiglio in cui è scritto molto in grande a matita rossa, da una mano che non sembra quella di Gramsci, «N4»; inoltre, nell’angolo destro superiore della copertina del Quaderno 18 (esattamente all’altezza in cui di solito Tatiana incolla le sue etichette classificatorie) si legge, a penna, «(34)». Sulla base dei tipi di etichette e di tasselli apposti da Tatiana, i quaderni si possono dividere in quattro gruppi: 1) le etichette e i tasselli sono identici per quel che concerne i quaderni che Tatiana numera da I a XXII, nonché per quelli che oggi conosciamo come Quaderni 17 bis e 17 ter: tutti questi hannol’etichetta ottagonale e il tassello con cornice più grande descritti sopra (con le eccezioni già dette per i Quaderni 9 = XIV, 1 = XVI e 17 ter); 2) nei quaderni da XXIII a XXVIII, al posto delle etichette ottagonali (evidentemente esaurite)compaiono striscioline di carta rettangolari senza cornice a stampa, rozzamente tagliate; 3) nei quaderni da XXIX a XXXI, al posto di queste ultime Tatiana usa le stesse etichette con cornice grossa che, tagliate a metà, impiega per i tasselli sui dorsi; 4) gli ultimidue quaderni (gli attuali 10 e 18) presentano caratteristiche peculiari, come vedremo tra poco. Va notato che Tatiana compie un salto di numerazione già nel primo gruppo, quando, dopo aver marcato un quaderno come XXII (l’attuale 16), non assegna alcun numero ai Quaderni17 bis e 17 ter, e passa quindi a quelli del secondo gruppo partendo dal numero XXIII. Arrivata al XXVIII, commette unerrore nel classificare i cinque quaderni restanti (gli attuali 10, 12, 13, 18 e D), saltando o ripetendo almeno un numero: infatti, mentre l’etichetta del Quaderno D ha il XXXI, quella del Quaderno 13, che riporta il numero XXX, è incollata sopra i resti di una precedente etichetta, rimossa, che doveva con tutta evidenza contenere una cifra diversa; infine, l’etichetta del Quaderno 12, col numero XXIX, è incollata sopra un’altra in cui si riesce a leggere, in trasparenza, «Incompleto | da p. 1 a 26| XXXII».Di seguito,Tatiana classifica il Quaderno 10 come XXXIII, e con ogni probabilità non vi incolla l’etichetta sull’angolo superiore destro perché risulterebbe troppo accostata al titolo, La filosofia di Benedetto Croce, che Gramsci ha vergato sulla copertina; usa pertanto solo una strisciolina di carta senza cornice cometassello (al piede del dorso e non in testa) ma in modo, per così dire, ancora provvisorio, giacché il XXXIII vi è segnato a matita e non (non ancora) a penna. Quindi, di fronte all’ultimo quaderno che le è rimasto – e su cui è annotato a penna un piccolo «(34)», suscettibile di essere poi coperto da un’etichetta definitiva –, ha un’incertezza, dovuta forsead una riconsiderazione di quel grande «N 4» in rosso che già compare al centro della copertina, che potrebbe lasciare come numero del quaderno (se non fosse che un’etichetta con «IV» e il relativo tassello «4» sono già sul Quaderno 17), o forse dettata dall’acquisita consapevolezza dell’errore di numerazione. Sta di fatto che Tatiana strappa l’etichetta del Quaderno 13 e la sostituisce con una che presenta ora il numero XXX, mentre sopra quella del Quaderno 12 con l’originario XXXII incolla una nuova etichetta – «Incompleto | XXIX» –, apponendo sul dorso un definitivo tassello «29». Fermo restando il XXXI già attribuito al Quaderno D, dovrebbe ora dare un numero definitivo al Quaderno 18, superando con un XXXII quell’originario e provvisorio «(34)»: cosa che però Tatiana non fa, per ragioni che non sappiamoma sulle quali è inutile dilungarsi con ipotesi. L’etichetta strappata del Quaderno 13 e quella originaria delQuaderno 12sono sufficienti per provare che la tesi di Lo Piparo (è esistito un quaderno XXXII, oggi scomparso) risulta, all’analisi delle modalità di numerazione di Tatiana, destituita di ogni fondamento.●

Il volume
Le recensioni

Gramsci, mille e una eresia
Il Manifesto, 11/01/2013

Gramsci e il mistero del quaderno XXXIII
Corriere della Sera, 06/06/2012

Il compagno Gramsci? Che resti in carcere
L'Osservatore romano, 14/04/2012

Gramsci sulla via del
La Stampa, 30/03/2012

Il comunismo diverso
Corriere della Sera, 18/03/2012

Gramsci nella guerra dei mondi
La Stampa, 15/03/2012

Gramsci sconosciuto
L'Espresso, 15/03/2012

Gramsci, lo
L'Unità, 10/03/2012

Giochini sull'eroico Gramsci
L'Unità, 29/02/2012

Gramsci, manca un quaderno
Corriere della Sera, 24/02/2012

Lo strappo di Gramsci
Left, 18/02/2012

Lo strappo di Gramsci
Il Sole 24 ore , 12/02/2012

Lo strappo di Gramsci
Il Sole 24 ore , 12/02/2012

L'altro carcere di Gramsci
La Repubblica, 28/01/2012