Pulp, 01/04/2012, pag.
Conversazioni con i poeti italiani
Stefano Raimondi

Critico letterario del Messaggero, “Minore” ha sempre dedicato alla poesia un’attenzione particolare, incontrando e intervistando molti poeti e molti autori della nostra penisola. Incontri/dialoghi che hanno imbastito parole cariche di senso, impostando percorsi biografici che alla poesia hanno sempre fatto molto bene. Sapere della vita dei poeti aiuta la comprensione dei loro testi? Questa domanda è drammaticamente insoluta, ed è forse la curiosità dei lettori sulla vita privata di queste figure particolari , a sostenerla nel corso del tempo. Ma Minore fa ben altro che svelare particolari e aneddoti sugli autori, costruendo con essi un vero e proprio dialogo critico, regalandoci pagine intense e profonde. Ventun poeti, da Bertolucci a Caproni, da Betocchi a Butitta, da Fortini a Giudici, incontrando poi Giuliani, Guerra, Loi, Luzi, soffermandoci a pensare con Merini, Pagliarani, Pierro. Anche i poeti che hanno portato il loro “fare” nelle avanguardie hanno lasciato un loro segno evidente e chiaro, come Porta, Sanguineti, Rosselli, Zanzotto ma anche Roboni, Roversi, Spaziani hanno lasciato trapelare “cose” e punti di vista, che alla loro poesia hanno aggiunto smalto e simpatia. Sono pagine preziose queste, squarci dal vivo che hanno saputo raccogliere i decanti di una vita passata all’ascolto della propria passione e del proprio lavoro. Scritti che ci fanno cogliere i lati ombrati dei poeti , proprio là dove le loro ombre hanno marcato il confine primo delle parole chiave e delle loro poetiche. Un Novecento impostato per sorvolo e ricognizione , fuori da una svaporata aneddotica e incentrato sul rigoroso ascoltare e conversare tra “parlanti”. Molti sono i punti di vista che ne sorgono, e molte le prospettive personali che s’intrecciano in quel coro poetico italiano che, nel secolo passato, ha tenuto da conto come un vero e proprio tesoro /risorsa umana. L’esperienza del reale e del quotidiano della vita in ognuno , è trascorsa come una “testimonianza”, tanto che Caproni ebbe a dire: “Una poesia che non contenga né un bicchiere né una siringa mi mette in sospetto”.

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