L'Indice n.6, 01/06/2012, pag. 35
Undici anni nei campi di concentramento
E.F.

Il racconto di struttura seguendo una successione cronologica, per tappe, secondo la detenzione subita in vari campi di concentramento - Lichtenburg, Esterwegen, Sauchenausen, Buchenwald, Flossenburg – e assume la fisionomia di un viaggio all’interno delle viscere della galassia concentrazionaria nazista. Arrestato nel 1934 per aver criticato ilo regime hitleriano mentre si trovava in un locale berlinese, il commerciante svizzero Carl Schrade inizia una detenzione lunga undici anni , che attraversa tutte le fasi e l’evoluzione del sistema concentrazionario nazista. L’autore coglie la trasformazione dei campi , innanzitutto per quanto riguarda la loro popolazione: descrive l’arrivo a Buchenwald nel 1938 di nuovi detenuti ebrei e quando scoppia la guerra si accorge immediatamente del susseguirsi di un alto numero di prigionieri delle nazioni nemiche (cechi, polacchi , russi) e della loro veloce scomparsa. Questa testimonianza, scritta al ritorno dalla deportazione , fu sicuramente rivista in un secondo tempo in quanto in alcuni passi affiora quella forma di “savoir deporté” , quell’esperienza unica di chi ha vissuto i campi, quella consapevolezza acquisita solamente dopo anni, che risente della rielaborazione delle vicende vissute e della influenza esercitata dalle altre testimonianze dello stesso argomento. Ciò si evince anche dalla tesi che tale opera intende sostenere: in ogni occasione, anche la più aberrante, c’è la possibilità di agire in modo retto, preservando le migliori qualità della natura umana. La testimonianza assume così un valore etico. Primo Levi diceva che “un testimone è tanto più attendibile quanto meno esagera” e usa “un linguaggio pacato e sobrio del testimone, non quello lamentevole della vittima né quello irato del vendicatore” e Schrade rientra appieno in questa descrizione.