Internazionale, 11/11/2011, pag. 80
Origini dell'interesse
Giuliano Milani

A volte per capire un economista è utile andare oltre ciò che enuncia la sua teoria e interrogarsi su quali siano in generale l'idea della società e l'idea di uomo su cui quella teoria si basa. La cosa diventa particolarmente necessaria quando, con il trascorrere del tempo, una teoria economica comincia a essere utilizzata per fondare una visione del mondo, come è avvenuto con quella di Adam Smith. E' dunque particolarmente utile questa piccola antologia in cui convivono due gruppi di scritti smithiani di solito letti separatamente: da un lato, i primi capitoli di "La ricchezza delle nazioni", in cui si spiegano la divisione del lavoro, il commercio, il valore, e si trova la celebre giustificazione dell'interesse ("Non è dalla benevolenza del macellaio del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il loro interesse"); dall'altro una lettera e alcuni brani della Teoria dei sentimenti morali, che fanno capire su cosa si fondasse per Smith "l'interesse del fornaio": non tanto sull'egoismo , quanto sulla "simpatia", la tendenza dell'uomo a mettersi nei panni dei propri simili, cercando la lode e fuggendo il biasimo. Per quato, a differenza di molti suoi contemporanei, Smith non riteneva che nel perseguire l'obiettivo di un mondo felice si potesse contare sul semplice timore delle punizioni o sul solo calcolo razionale dei benefici.

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Origini dell'interesse
Internazionale, 11/11/2011

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