www.bookavenue, 18/09/2011, pag.
Un orso semplice e bonaccione vive tranquillo....ma
Isabella Paglia

Un orso semplice e bonaccione vive tranquillo nel suo bosco e, come ogni anno, con l’arrivo dell’inverno cerca una tana dove dormire, in santa pace, nei lunghi mesi di letargo che stanno per sopraggiungere. Agli uomini però, come quasi sempre accade, degli animali e della natura non importa un granché, men che meno del meritato letargo di un orso, sta di fatto che alla ricerca di paradisi ambientali da poter fruttare per insperati guadagni una moltitudine di solerti lavoranti approdano al bosco del nostro inconsapevole orso dal cuore buono ma dall’identità molto forte. Le squadre di “umani”, si fa per dire, giunti in massa come un metallico e ordinato formicaio: lacerano, distruggono, amputano ogni albero della foresta fino a devastare completamente l’habitat dell’orso rendendo praticamente irriconoscibile e trasformandolo in un’immensa fabbrica che ricorda molto quella famosa di “Tempi moderni” celebre film di Charlie Chaplin … proprio sopra la tana dell’orso in letargo! L’orso, come l’orologio della natura vuole, si sveglia ma non riconoscendo il suo intorno come familiare crede ancora di essere addormentato, finito per sbaglio in un tremendo, incubo senza fine. Anche gli uomini non riconoscono l’orso, anzi lo credono un operaio scansafatiche “con il cappotto di pelliccia e la barba da tagliare” che non ha nessuna voglia di lavorare e a poco servono le repliche dell’orso che continua a ripetere a tutti: “ Ma, io, sono un Orso” perché l’unico epiteto che gli viene affibbiato è quello di “babbeo” in cerca di scuse per scampare alla catena di montaggio. E qui e qui comincia l’avventura del nostro protagonista che metterà l’accento sulla stupidità di certi ingranaggi come l’ottusa burocrazia gerarchica che vuole tutti omologati e perfettamente inseriti all’interno dell’automatismo. Ma l’Orso è orso e se gli scappa proprio di dormire perché nel frattempo è sopraggiunto, di nuovo, l’inverno … Beh, il finale è meraviglioso e non ve lo voglio svelare ma vi regalo le ultime tre parole di questa prezioso libro da avere assolutamente che a fine lettura rimarranno indelebili: ” … tantomeno un Orso babbeo” …

Il volume
Le recensioni

Sono quel che sono
www.atlantideZine.it, 11/10/2011

L'orso in fabbrica
L'Espresso, 30/09/2011

Follie industriali
Internazionale, 23/09/2011

Libri wow
Letto fra noi, 09/09/2011

L'orso va in fabbrica
Le Monde Diplomatique, 01/09/2011

Scusate ma io sono un orso
La Stampa / Tuttolibri, 20/08/2011

Orso buono, uomini cattivi!
www.ventonuovo.eu, 18/08/2011