www.sololibri.net, 02/11/2011, pag.
Stiglitz, Premio Nobel, spiega con parole semplici temi complessi
Luca Capriotti

Bisogna pensarci. Sarebbe bello, anzi stupendo, eliminare totalmente dalle nostre vite tutto quel che concerne crisi economica, globalizzazione, debito, tasse, caro-prezzi; non doversi più confrontare con nozioni affaristico-finanziarie, lasciar del tutto fuori dalle nostre vite Wall Street, indice Dow Jones e le impennate/picchiate dei titoli bancari. Tutti vorremmo farne a meno, ma bisogna pensare a questa crisi, senza lasciarci contagiare da passività e voglia di fuga in un paese caraibico. "Globalizzazione" di Joseph Stiglit (Donzelli, 2011) non può rimanere fuori dalle nostre librerie, meno che mai in questo particolare momento storico.

Non si può parlare di un libro, senza soffermarsi anche sull’autore. In questo caso, è praticamente d’obbligo. Joseph E. Stiglitz, vincitore del premio Nobel per l’Economia nel 2001, insieme a G. Akerlof e A.M. Spence, è stato inoltre Presidente dei consiglieri economici durante l’amministrazione Clinton, dal 1995 al 1997.

"Globalizzazione" ha fondamentalmente funzione didattica e nel senso più profondo del termine: spiega, e vi riesce magistralmente, argomenti complessi con parole semplici, in maniera accattivante, senza scadere nella banalizzazione o al contrario divenire fruibile solo per specializzati. Cosi dovrebbe essere, in quanto opera divulgativa, e cosi riesce ad essere, pur trattando di argomenti spinosi, controversi. Il primo dei molti meriti di questo libro è che, a dispetto dell’apparenza, è lettura per tutti, senza tuttavia perdere di spessore. In particolar modo, Stiglitz si sofferma sugli errori di gestione della crisi operati dal Fondo Monetario Internazionale, illustrando caso per caso (senza mai perdere di vista il lettore, ma anzi facendosi seguire passo passo) gli interventi di politica monetaria, deflazionistica, di riduzione delle spese statali, anche a costo di tranciare alla base le possibilità di ripresa e di sviluppo. Tutti seguiamo col fiato sospeso le sorti della Grecia, quasi fossero le divinità olimpiche a tenere in piedi o meno l’economia di un intero stato. Le direttive date dal FMI, che per Stiglitz sono sbagliate, sempre uguali (e quindi sempre ugualmente sbagliate), possono incidere in realtà profondamente anche sulla nostra vita quotidiana: spesso quel che rifiutiamo di chiederci, che non cerchiamo neppure di comprendere entra prepotentemente (o vi entrerà) nella nostra lista della spesa, nell’acquisto o meno di un’automobile, come di un titolo statale, come di un rasoio da barba nuovo.

L’autorità di Stiglitz viene dalla sua carriera, dall’aver insegnato alla Yale, alla "Columbia University" e non solo, ma ancor più è stata guadagnata sul campo in virtù del fatto che la sua voce proviene dal cuore del sistema economico finanziario statunitense in primis e occidentale poi. In particolar modo, gli (e mi) preme sottolineare come questo non sia l’unico modo possibile di affrontare questo momento storico. Oggi non si deve intervenire cosi violentemente sulle economie statali, oggi si è scelto consapevolmente di intervenire cosi, pur con altre scelte possibili. Si può dissentire, si può avere una visione diversa, ma si devono affrontare queste tematiche, perché quel che sembra mancare, e spesso manca, è proprio un dibattito aperto, trasparente e comprensibile ai più.

Questo libro riesce nella titanica impresa di essere godibile e di accendere una piccola scintilla di curiosità, dove perlopiù regna l’indifferenza o peggio la rassegnazione. Quel che è difficile deve essere compreso e deve essere reso comprensibile da ogni intellettuale degno di questo nome. Stiglitz dimostra di esserlo, se ce ne fosse stato bisogno. Bisogna pensarci, a questa crisi, bisogna pensare.

Il volume
Le recensioni

Filosofia e idee
La Repubblica, 03/09/2011

Governo globale
Outlook, 01/09/2011