Pulp libri, 15/07/2011, pag. 51
Nuova opera di Massimo Zamboni
Elio Grasso

Il musicista che viene dal collettivo CCCP e CSI (si definivano, Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, fondatori di un gruppo di musica melodica emiliana), attraverso malefici anni ‘80, e mettendo nel corpo della composizione strumentale tutti gli altri corpi, compreso quello delle parole. Lasciandosi attraversare dalle responsabilità, complementari agli avvenimenti di terrore, passati presenti e probabilmente futuri. Forse la missione di quei signori pieni di chitarre e suoni per alcuni era poco attraente, ma le carriere si sa bene come funzionano dentro il bisnis, e lì gli artefici non facevano sconti ad alcuno. Seguendo il tempo d’Europa, e il suo, Zamboni ha proseguito il viaggio e la scrittura, partendo da Berlino in compagnia ha puntato lo spillo del compasso su Reggio Emilia e ha tracciato un cerchio traversante luoghi d’ogni genere formativo, e questo lo dice nella testimonianza A Mostar, centrale dentro questo libro. Il valore poetico dei testi qui raccolti non ha bisogno discappatoie, né di cortesie critiche, esso c’è pur togliendo il tappeto sonoro con cui sono nati e credo cresciuti. bisogno di scappatoie, né di cortesie critiche, esso c’è pur togliendo il tappeto sonoro con cui sono nati e credo cresciuti. La resurrezione non ha bisogno di estetica, se mai di motivi di sopravvivenza. Una conquista che diventa comprensiva di Brecht, così come di piedi adatti a camminare sulle macerie di cui sono piene le strade, anche quelle disegnate sulla carta geografica. Zamboni incontra Brecht su una panchina di Berlino, poi lo porta con sé sul ricostruito ponte Stari Most e negli sconfinati passaggi di Birkenau. Telegenia di una costruzione e punto di rottura mentale di un luogo di macelleria. La parte politica e più umana di una poesia che è tale nel suo contrarsi e distendersi dentro i territori, strappando delicatezze linguistiche e correzioni profonde della realtà quanto mai stracciata. Tolta l’aura elettrica della chitarra, quel che resta è poesia vera che avanza dentro la psiche, quasi sempre irrisa, di chi vuol essere messo alla prova. La ricerca, lo sforzo, la rinascita, sono tutti qui dentro, in un libro che fra i tanti appare come una sincera offerta di riscatto per l’esistente. Comprese tutte le anime ferme dentro il buio.

Il volume
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