Il Manifesto, 11/09/2010, pag. 2,3
Meglio un cane amico
Silvia Veroli

Peanuts sessantesimo anniversario

La casa di Snoopy è una cuccia (all’occorrenza tramutata nel biplano Sopwith Camel) e il posto preferito, si sa, è il tetto; la casa dei Brown e dei Van Pelt è il Minnesota, dove Charles Schulz è nato il 26 novembre 1922; nelle strisce dei Peanuts d’inverno fa freddo , nevica, si gioca a hockey; c’è spesso un’aria da primo autunno di provincia americana, di foglie gialle da rastrellare, petulante e soprattutto neve così tanto esaminata e celebrata da Charlie Brown, Snoopy e persino da Woodstock (che arriva a innamorarsi di due fiocchi diversi contemporaneamente), da far sorgere il dubbio che forse invece di Peanuts (nome imposto dall’United Feature Sindacate e sgradito all’autore) gli eterni bambini filosofici di Schulz avrebbero potuto chiamarsi a buon diritto “Snow Flakes”: l’ipotesi suggestiva è di Simona Bassano di Tufillo, autrice dell’ottimo , densissimo saggio edito quest’anno da Donzelli : “Piccola storia dei Peanuts”. Eppure nel mondo delle Noccioline o Personcine, dimensione spesso raccolta e bersagliata da agenti atmosferici e grandi domande esistenziali come la “Green Town” di Ray Bradbury e del suo Popolo d’autunno, c’è anche il sole della California e l’energia vitale e spensierata della Happiness dance da ora di cena. A Santa Rosa, a 90 Km da San Francisco, Charles Monroe Schulz (Sparky per parenti, amici e fan) aveva deciso di vivere, dopo peregrinazioni tra Minneapolis, Colorado Springs e Sebastopol, e ha fatto anche costruire un pala-ghiaccio , il Redwood Empire Ice Arena, forse perché degli ineffabili , precari e ribelli ficchi di neve aveva nostalgia: ed è a Santa Rosa che nel 2002 esiste il Charles Schulz Museum and Research. In California, a Needles, vive Spike, il fratello più famoso di Snoopy, (l’agente immobiliare dei cactus esile come una promessa che è riuscito a portare via la coperta a Linus) ed è sulle rive di un oceano molto Pacifico che lo stiloso bracchetto , o beagle, sfoggia spesso costumi da bagno intonati alla tavola da surf, quando decide di essere un emulo degli eroi di “The big Wednesday” (in italiano Un mercoledì da leoni), oltre a un sacco di altre cose: da asso della prima guerra mondiale ad avvoltoio. Here’s….ecco lo scrittore, l’astronauta, il chirurgo, l’avvocato….alla maniera dei bambini, e del loro “facevamo che ero” , maestri del periodo ipotetico dell’irrealtà ma anche depositari di possibilità infinite. Un cane saputello l’unica precisa incarnazione infantile tra umani di terza elementare dai ragionamenti adulti? Si finisce inevitabilmente a fare filosofia con un fumetto che, pubblicato la prima volta nel 1950, rimane oggetto ghiottissimo di intriganti letture estetiche pedagogiche e semiologiche (dalla ormai leggendaria introduzione di Eco alla prima raccolta italiana, al saggio della Bassano di Tufillo, specie in Italia, esiste un’accurata letteratura)senza perdere la sua natura di icona pop; al punto che nell’anniversario dei 60 anni dalla prima striscia , i tributi vanno alla riedizione di volumi da collezione zeppi di contenuti speciali e autografi schulziani, alla trovata dei gioielli di Hong-Kong che ha creato e vende a 427.000 dollari uno Snoopy di diamanti e rubini per un totale di 207 carati. I Peanuts, del resto, sono un marchio internazionale diffuso in quaranta paesi e a Londra, e per ora solo lì, si può comprare una La coste dove il coccodrillo tira Linus per la coperta aprendo anche inconsapevoli voragini psicoanalitiche: con l’incubo di Capitan Uncino e il fratello di Lucy la sindrome di Peter Pan si avviluppa alla security blanket. In attesa dell’anniversario i mesi scorsi il sito ufficiale dei Peanuts dal canto suo ha lanciato uno photocontest per rintracciare tra gli appassionati di tutte le età, i cloni di Charlie Brown&Co, Snoopy, Lucy, Sally, Schroeder, e sullo stesso sito , www.peanuts.com, si accede all’archivio di tutte le strisce realizzate da Schulz quotidianamente 5 giorni a settimana (più uscita a colori domenicale) pubblicate dal 2 ottobre 1950 al 13 febbraio 2000, all’indomani della sua prematura scomparsa. Cosa hanno in comune la Fiera del libro per ragazzi di Bologna, Benetton, H&M, Baldini Castoldi Dalai e le isole vergini britanniche? La celebrazione della gang shulziana, ça va sans dire, che nell’arcipelago del Regno Unito del mar delle Antille viaggia su una moneta commemorativa d’oro puro che su una faccia ha il profilo di Snoopy e sull’altra quello di Elisabetta seconda. Dio salvi il Brachetto! Anche dai sindaci cattolici repubblicani: ce n’è uno ad Arlington nel Tennesse , che il dicembre scorso ha accusato il presidente Obama di aver deliberatamente voluto bloccare la messa in onda televisiva del cartone animato “A Charlie Brown Christmas” ( un classico amatissimo, vincitore dei premi Emmy e Peabody nel 1965 celando dietro ad un intervento sulle strategie militari Usa in Afghanistan intenti propagandistici musulmani. Ovviamente i festeggiamenti per i favolosi 60 anni dei Peanuts fioccano al museo californiano dedicato a Schulz, che dall’agosto di otto anni fa promuove, interpreta e mette in mostra l’arte del grande cartoonist. Di particolare interesse il programma delle esposizioni: alla vigilia del 60° della pubblicazione della prima striscia inaugurerà “Portraits of Schulz” che ospiterà ritratti, appunto, di Sparky realizzati da numerosi colleghi artisti con tecniche differenti e coinciderà col debutto della faccia, indubbiamente facciosa, di Shulz tra i ritratti fotografici della Smithsonian’s National Portrait Gallery a Washington D.C. Ancora aperta fino al 20 settembre al museo di Santa Rosa una retrospettiva sui tanti ritratti della cultura pop recepiti e talvolta anticipati dai Peanuts negli anni, a tracciare una parabola del costume americano – e non solo: in 60 anni di strisce sono sfilati gli occhiali del 3D ( che compaiono per la prima volta in una striscia del ’54), i capelli di Bo Derek, il chiodo, l’aerobica, i punk, i regolamenti sull’abbigliamento, i packaging artistici di Christo e persino lo straking, la pratica di irrompere nudi nel pieno di eventi pubblici. Molti altri i temi trattati e quelli in cantiere al Charles Schulz Museum, dal rapporto fra fratelli agli spartiti di Schroeder, dai luoghi dei viaggi di Snoopy alla rappresentazione dei cani: nella convinzione di non saperlo fare bene Schulz non ha disegnato gatti, a parte uno, Faraon. E a parte naturalmente il mai mostrato e perciò vieppiù terrificante Gatto dei vicini.

Il volume
Le recensioni

Vite di carta
Il Mucchio Selvaggio, 01/02/2011

I racconti di Simona
Il Messaggero, 08/11/2010

Buon compleanno Peanuts!
Il Fatto Quotidiano, 30/09/2010

Viaggio nel pianeta Snoopy
L'Espresso, 17/09/2010

In 25 parole
Corriere della Sera, 16/09/2010

Meglio un cane amico
Il Manifesto, 11/09/2010

Snoopy tra Bergson e Mcluhan
L'Unità, 09/09/2010

Peanuts
Internazionale, 20/08/2010