www.fuorilemura.it, 27/06/2011, pag.
Garibaldi attraversa la storia italiana
Simone Arseni
Ci sono personaggi storici che assurgono a simbolo di un’epoca. Alcuni altri diventano simbolo di un’ideale, di un sentimento comune, di un’aspirazione. Garibaldi è uno di questi: attraversa la Storia italiana post-unitaria in modo trasversale perché trasformato in mito, in modello, in esempio. Ma in modello di cosa? Un esempio per chi?
Mario Isnenghi, uno dei più autorevoli storici italiani contemporanei, prova a rispondere a queste domande con il volume Garibaldi fu ferito. Il mito, le favole (Donzelli Editore). Eppure, Garibaldi incarna le contraddizioni di un’Italia che si unisce intorno e si fa unita grazie a lui, ma che allo stesso tempo lo combatte con le milizie regolari, fino alla battaglia i dell’Aspromonte.
Quello di Isneghi è un volume assai interessante, ma non semplice. Non è la biografia di un eroe nazionale, né il tentativo di restituirlo alla realtà storica depurandolo da proiezioni mitiche e leggendarie. È anzi proprio la storia di quelle proiezioni e di quei discorsi che alimentarono l’immaginario mitico intorno alla sua figura, dalle fallite rivoluzioni del 1848 passando per il fascismo fino all’Italia repubblicana. Non è un libro semplice perché gli eventi storici di un intero secolo sono dati per conosciuti o sono discussi attraverso le voci, i testi poetici, i discorsi politici dei personaggi più in vista di ogni epoca, spesso senza essere contestualizzati. Tuttavia sembra essere proprio questo il tratto interessante del libro: il dare uno spazio a quel coro stonato di voci che parlano dell’Italia post risorgimentale.
Un esempio emblematico dei sentimenti contrastanti con cui si guardava agli eroi risorgimentali nell’Italia unita è il discorso che Depretis pronunciò in parlamento il 29 novembre 1880, volendo, come scrive Isnieghi con ironia, “prendere le distanze dalle cattive compagnie della sua giovinezza”:
“Sono stato chiamato mazziniano. Di mazziniani nella nostra giovinezza ce ne sono stati molti. Lo hanno detto parecchi ed è vero. Io conobbi Giuseppe Mazzini molto tardi e in lui ho ammirato e ancora ammiro l’apostolo dell’Unità […]. Ma, o signori, unitario precoce, ed anzitutto unitario, quando ho dato la mia fede alla monarchia, e quanto più rimasi nella vita politica ero profondamente convinto e ho dovuto sempre più persuadermi che senza la monarchia per l’Italia c’è l’abisso”.
Anche il fantasma di Garibaldi, come quello di Mazzini, rimase a vagare in lungo e in largo per le aule parlamentari dell’Italia unita e monarchica. “Come fantasma inquietante o come nostalgia”, scrive Isnieghi, “come rimorso o anche solo – da ultimo – come simbolo di una contestazione recriminatoria del presente in nome di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato” dell’Italia.
Garibaldi conteso e vilipeso, rispolverato a fasi alterne dalla destra e della sinistra, da nazionalisti e dagli internazionalisti, dai socialisti e dai fascisti. Raccogliere una singola eredità da un personaggio tanto poliedrico è un vero e proprio ardire. Isnieghi probabilmente non mira a tanto, ma getta una pietra, propone una chiave interpretativa interessante e di ampia portata, affinché si proseguano gli studi su un personaggio così interessante e così frainteso.

www.fuorilemura.it, 27/06/2011

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