Galatea, 01/03/2011, pag. 7
Il viaggio testuale
Andrea Cortellessa
Dobbiamo alla poetessa canadese Anne Carson, nata nel 1950, uno dei libri più originali e "liquidi" che si possano leggere oggi: Antropologia dell'acqua. Riflessioni sulla natura liquida del linguaggio ( a cura di Antonella Anedda, Elisa Biagini ed Emanuela Tandello). Impossibile dire a quale genere appartengano queste brevi prose che slittano di continuo dal registro mistico-sapienziale al memoriale-raziocinante. A un impalpabile resoconto del tradizionale Cammino di Compostela si affiancano un saggio-diario "sulla differenza tra donne e uomini" e un mannello di mirabili prose liriche sull'arte del nuoto. Colpisce che a unire il libro sia, oltre alla pervasiva metafora sulla liquidità, proprio la forma-viaggio, e che l'autrice chiami la sua disciplina antropologia: quella stessa che ci ha posto tutti nella condizione paradossale di continuare a viaggiare dopo la fine di viaggi (discostandosi da Melville, a sua volta sapienziale ma modernista: "Niente Ahab, niente Starbuck"). Uno dei foglietti del pellegrinaggio spagnolo si conclude così:"La penitenza è una forma da trovare, una forma su cui insistere". L'unico viaggio che resta, dunque, è quello all'interno di sè: alla scoperta di nuove forme che malgrado tutto, col proprio corpo e la propria mente, si possano sentire ancora.

Galatea, 01/03/2011

PULP, 01/09/2010

L'Unità, 01/08/2010

www.booksblog.it, 27/07/2010

Il Manifesto, 17/07/2010

