L'Unità, 12/07/2010, pag. 26
Miope e tirchia quell'Italia che chiude la porta ai rifugiati
Umberto De Giovannangeli

Il fondatore del CIR per anni alla guida del Consiglio europeo per i rifugiati

Il rifugiato è prima di tutto un essere umano che ha bisogno di tutela non solo dal momento in cuimette piede in Italia o in un altro Stato dell’Unione europea. Dalmomento in cui la persona è costretta a lasciare il proprio paese, dove non trova più protezione, e a intraprendere il viaggio verso l’esilio, quella persona è rifugiata e necessita di aiuto». Un aiuto troppo spesso negato. L’Unità ne parla con Christopher Hein, fondatore del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), partendo dalle conclusioni, sucitate, del libro da Hein curato «Rifugiati. Vent’anni di storia del diritto d’asilo in Italia»(Donzelli Editore». «I diritti umani vanni bene - riflette Hein - fino a quando ci si limita alle parole. Quando però c’è un prezzo da pagare, l’Italia si scopre “tirchia”». E miope. Qual è la ragione per cui si continua ad alimentare l’equivoco fra migranti e rifugiati? «Le ragioni sono molteplici e di varia natura. Sui media, nell’immaginario collettivo, in Italia esistono i barconi di migranti, mai di rifugiati... L’immigrato è una figura conosciuta che appartiene al vissuto, allamemoriastorica dell’Italia. Il rifugiato molto meno, o quasi niente. In Italia si fa fatica a ricordare i rifugiati durante il fascismo. Non c’è una grande consapevolezza che nel Ventennio c’erano antifascisti che hanno chiesto, come Sandro Pertini, asilo in Francia... E quando se ne parla, si fa riferimento all’”esule” e non al rifugiato... Poi c’è una dimensione statistico-numerica: in Italia abbiamo oggi 4,5milioni di immigrati e forse, tutto sommato, 70mila rifugiati. È chiaro che la questione migrazione, quantitativamente parlando, ha una valenza benmaggiore di quella dell’asilo e dei rifugiati. C’è poi una terza dimensione, più politica... ». E in cosa consiste? «Nell’assillo della “governabilità”. Nell’immigrazione, almeno in teoria è possibile stabilire una quota d’ingresso. Invece per i rifugiati non si possono stabilire quotedi accettazione. C’è questo elemento d’incertezza: cosa succederà l’anno prossimo in Egitto, in Iran, piuttosto che nei Paesi dell’Africa subsahariana o del Maghreb... e quindi si verificherà un altro esodo di massa come è accaduto durante la guerra nella ex Jugoslavia? Alla base c’è lamancanza di consapevolezza di un valore elementare, sancito peraltro dalla Costituzione italiana. A dominare è la paura verso un fenomeno che può sfuggirti di mano...E così entriamo nelcampo della “schizofrenia” politica... A cosa si riferisce? «Penso al governo Berlusconi che prima fa la legge Bossi-Fini e poi nel 2002, fa la più grande sanatoria di tutti i tempi: quella di 700mila immigrati regolarizzati... Ma allora, che necessità c’è di respingere con la forza 700-1000-1500 eritrei e somali, se allo stesso tempo vari la sanatoria per badanti e lavoratori domestici che ha riguardato circa 300mila persone? Perché rischiare conflitti internazionali, condanne per violazione del diritto di asilo, e questo per 700-1000 persone? Spesso nelle discussioni, quando presentiamocomeCir al nostra proposta di legge in attuazione dell’articolo 10 della Costituzione, ci sentiamo ripetere: ma se domani arrivano a Malpensa, a Fiumicino un miliardo di cinesi a chiedere asilo... Più che un argomento, è una ossessione che, va detto, non è propria solo di chi si riconosce nell’attuale maggioranza di governo. Questa delmiliardo di cinesi è una leggenda metropolitana ma che fa effetto ». Guardando al futuro, e avendo bene inmentela vicenda dei245eritrei segregati inuncarcere libico,comegovernare il problema dell’asilo? «Ciò che noto è che un Paese come l’Italia che in tante battaglie per i diritti umani è stata in prima fila, protagonista - ad esempio sullo Statuto del Tribunale penale internazionale, che non a caso si chiama Statuto di Roma, con la presidenza di Giovanni Conso, o la stessa Convenzione europea per iDiritti umani che è stata siglata a Roma nel 1950, la stessa moratoria sulla pena di morte cheha visto l’Italia svolgere un ruolo di primo piano all’Onu - dal momento però in cui applicare i diritti umani, o il diritto di asilo, costa qualcosa, allora c’è un freno, un chiudersi, un respingere... I diritti umani vanno benissimo finché non costano. E visto che l’accoglienza di rifugiati qualcosa necessariamente costa, allora si chiudono le porte. E questo non è solo eticamente sbagliato, è anche prova di miopia politica, perché molti di quegli asilanti respinti, penso all’America Latina, sono diventati poi parte della classe dirigente di quei Paesi».

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Internazionale, 09/07/2010