L'Indice, 01/01/2011, pag. 27
Solo per consunzione
Roberto Barzanti
Il fenomeno Berlusconi non sollecita soltanto agguerrite inchieste giornalistiche. C’è già chi si cimenta in circostanziate analisi storiche , dimostrando coraggio e sfatando , o ridimensionando, la convinzione che occorrano pile di documenti e distanziata freddezza d’indagine per poter ambire a pagine dotate di un respiro non cronachistico , né viziate da contingenti eccessi di passione. Lo svelto saggio di Antonio Gibelli , che finora si è occupato prevalentemente della Grande guerra, dimostra come si possono cogliere con acume i tratti di un fenomeno coevo e presentare la diagnosi con efficace stringatezza. Per spiegare l’irresistibile ascesa di Silvio non basta invocare il “primato assoluto del marketing” sul quale si è fondata la sua strategia , né il “totalitarismo pubblicitario” del quale pure si sono avvalse le sue tecniche di persuasione e di comando. Le radici del berlusconismo “affondano nel decennio precedente” e chiamano in causa fattori ben individuabili. La sua apparente antipolitica deflagra in realtà per fattori politici molto precisi. Egli è stato, secondo Gibelli, l’erede perfetto e cinico del craxismo e del suo incompiuto tentativo di farsi largo sconfiggendo il dominio democristiano e l’egemonia del partito comunista. Quello che non era riuscito al leader del Psi è riuscito a chi seppe rispondere con pronta spregiudicatezza ed eccezionale disponibilità di mezzi al vuoto prodotto dalla scandalosa Tangentopoli e dai mutamenti dello scenario internazionale. Saltata la disciplina basata sulle ideologie, venute meno finalità sorrette da visioni generali, il Cavaliere ha interpretato in chiave aziendalistica , e puntando sull’esaltazione dell’ “egoismo sociale” , il disagio di ceti impauriti dai rischi di una situazione indecifrabile. La libertà che proclama non ha nulla a che fare con matrici liberali, ma esprime rozzamente “il diritto di fare i propri comodi”, anche a costo di un ringhioso illegalismo. Da questo punto di vista, di particolare interesse risulta il rilievo dato alle connessioni di linguaggio e di mentalità con il fenomeno Lega. L’organica alleanza intervenuta fra le due formazioni non deve sorprendere , perché entrambe sono alimentate dalla difesa estrema di interessi minacciati, dalla lotta contro i nemici immaginari, dal rifiuto di ogni limitazione di sovranità. Lo sbocco dell’ “epoca berlusconiana” – periodizzazione fondata e giustificabile – non poteva non avere i connotati di un plebiscitarismo allergico a qualsiasi separazione dei poteri e animato dall’insofferenza per le procedure parlamentari. L’autore non è dell’avviso che l’epoca dominata dallo spregiudicato tycoon lombardo volga alla fine. La bolla non sta per scoppiare. E scoppierà solo “per consunzione del suo leader” , mentre il paese, stressato e stremato, continuerà a dibattersi affannosamente in una transizione destinata a non approdare ad alcun esito stabile. L’alternativa è assai ardua da costruire , perché il berlusconismo ha “imposto un nuovo senso comune e ha fatto di questo una sabbia mobile nella quale i suoi avversari rimangono regolarmente impigliati”. Gibelli si sbilancia fino al punto di usare, senza toni profetici, il futuro, e prospettare “una lenta agonia, foriera di ulteriori, inesorabili degenerazioni della vita politica e civile”. Ne sussistono le premesse.

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