Il Riformista, 07/10/2010, pag. 13
I saggi meglio dei romanzi
Andrea Di Consoli
Ampie riflessioni in seguito all'intervista che ieri il critico letterario Giorgio Ficara ha rilasciato al Riformista sul ruolo della critica letteraria e sulla marginalità della lingua italiana. Molto polemico, anche se concorde con Ficara, il prere di Massimo Onofri, critico letterario in libreria con "Il suicidio del socialismo" (Donzelli). "La critica militante sta vivendo davvero un brutto momento? Non ne ono così convinto. Certo, i narratori sono sempre più indifferenti a una qualsiasi formulazione di giudizi di valore sulle loro opere. Pensi alla reazione scomposta di Isabella Santacroce, che ha definito sul suo blog Renato Barilli un "venduto", solo perchè aveva avanzato qualche cauta riserva al suo ultimo romanzo senza glorificarlo , come aveva sempre fatto in passato con i precedenti. Detto questo, a me pare che la critica in quanto saggistica sia in grande salute. Basta leggere una pagina di Ficara, Manica, Berardinelli, Raffaeli, La Porta per rendersi conto che non si tratta solo di capacità argomentativa e forza di immaginazione, quanto proprio di scrittura. Nella narrativa - a parte qualche eccezione - come il libro di Franchini sull'India uscito da Marsilio - la cosiddetta scrittura di ricerca non esiste quasi più. Nella saggistica invece si: e molto più di ieri".

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