La Stampa, 04/09/2009, pag. 30
Destra e sinistra ai tempi della xenofobia
Nadia Urbinati

Storicamente, i nemici dell'eguaglianza sono anche stati i nemici della democrazia. Prendiamo per esempio il dialogo platonico Gorgia: in esso, Platone fa dire a Callicle, uno degli interlocutori di Socrate, che l'eguaglianza politica e' la vendetta della legge contro la natura. «Si', perche' in natura tutto quel che e' piu' brutto e', ad un tempo, piu' malvagio, ossia il subire ingiustizia; per la legge, invece, \ commetterla». La legge degli uomini rovescia la logica della legge di natura e cambia la nozione del bene e del male. La legge civile ordina di non sopraffare l'altro e punisce non chi e' sopraffatto o piu' debole, come fa la natura, ma chi prevale o usa la forza. L'eguaglianza, continuava Callicle offrendo a Nietzsche il piu' formidabile argomento contro la democrazia, e' il valore inculcato in ognuno di noi fin dalla nascita affinche' ci abituiamo a pensare che occorra correggere, non assecondare la natura. L'eguaglianza e' la legge dei deboli, che sono anche i piu' numerosi, escogitata per rendere deboli i forti imponendo loro di ubbidire a una legge fatta per proteggere i deboli. Questa e' stata ed e' ancora oggi la filosofia che denota la destra politica. E anche qualora la destra accetti la costituzione democratica e i diritti, l'idea guida che la ispira e' che devono essere egualmente liberi solo coloro che sono identici nelle caratteristiche (le quali possono essere fisiche o spirituali). Nell'Italia del presente, l'ideologia di destra parla di eguali ma all'interno di un ordine gerarchico che ha al primo posto la «mono-etnia» (i membri della nazione) prima degli esseri umani, e poi via via, gli «uomini» prima delle «donne», gli «eterosessuali» prima degli «omosessuali», i fisicamente normali prima dei disabili; infine, «noi italiani» prima e contro gli «altri», immigrati o non italiani. E' in ragione di questa visione sostanziale di eguaglianza degli eguali che la democrazia viene interpretata da destra, cosi' da coniugarsi a concezioni identitarie forti e chiuse all'universalismo, spesso razziste e violente. E' su questo fronte che si misura oggi la differenza tra destra e sinistra. Anche per la sinistra la cittadinanza democratica e' un'identita' che non include ne' puo' includere tutti; pero', la sua filosofia ha ben chiaro che le distinzioni politiche all'interno della famiglia umana sono frutto di convenzioni, benche' importanti e non rinunciabili; per questo, alla distinzione politica, la sinistra non fa corrispondere una diseguaglianza sostanziale. Cio' comporta ritenere che tutte le persone meritino rispetto, e che essere minoranza culturale o religiosa non debba mai diventare ragione di discriminazione e offesa perche' e' la legge, il rispetto della legge soltanto che stabilisce il discrimine tra giusto e sbagliato, non l'opinione della maggioranza (le costituzioni servono proprio a sancire la differenza fra legge e decreto di una maggioranza, a stabilire cio' che la maggioranza puo' e non puo' fare). A quindici anni di distanza, destra e sinistra sono ancora ben riconoscibili, anzi forse lo sono di piu', perche' ai tradizionali argomenti se n'e' nel frattempo aggiunto uno molto controverso, quello relativo all'immigrazione, un tema che nel volgere di pochi anni e' diventato una «questione» sociale e di ordine pubblico che mentre puo' aprire nuovi fronti di discriminazione, rischia anche di oscurare i basilari valori democratici e liberali. Non e' azzardato dire che nei paesi europei la rinascita della cultura politica di destra abbia proceduto parallelamente all'incremento dei flussi migratori; l'acutizzarsi della crisi finanziaria globale ha funto da acceleratore della diffusione di concezioni inegualitarie e razziste tra larghe fasce di popolazione, con evidenti rischi per le liberta' costituzionali di tutti, anche dei cittadini della stessa nazione. BOBBIO aveva con grande acume intravisto i sintomi di questa rinascita antidemocratica, mostrando come le diseguaglianze sociali ed economiche tra le aree del pianeta avrebbero raggiunto proporzioni tali da coinvolgere drammaticamente e direttamente l'Occidente, perche' i disperati del mondo avrebbero necessariamente cercato la sopravvivenza laddove c'era piu' benessere. «Il comunismo e' fallito. Ma la sfida che esso aveva lanciato e' rimasta» irrisolta: il «pianeta dei naufraghi» e' la nuova realta' di destituzione che nessuna frontiera riuscira' a contenere. «Di fronte a questa realta', la distinzione fra la destra e la sinistra, per la quale l'ideale dell'eguaglianza e' sempre stato la stella polare cui ha guardato e continua a guardare, e' nettissima». La conclusione di BOBBIO era pessimista e molto lucida (pessimista perche' lucida). Dopo alcuni decenni di crescita economica e di consolidamento della democrazia, i paesi del primo mondo l'Italia in modo emblematico assistono a un arretramento sia sul piano del benessere che su quello delle promesse democratiche. Non soltanto perche' aumentano le diseguaglianze tra ricchi e poveri all'interno della stessa nazione di cittadini, con il decurtamento dei servizi sociali, delle opportunita' culturali e soprattutto dei diritti associati al lavoro, ma anche a causa di un evidente restringimento delle liberta' civili primarie, esito fatale della recrudescenza dell'ideologia razzista e xenofoba. \ BOBBIO parlava a ragione di un «grandioso movimento storico» di destra, un fenomeno che poteva essere valutato nelle sue conseguenze solo qualora lo si fosse confrontato con altri periodi storici del passato e giudicato alla luce dei principi democratici dell'eguale liberta' contenuti nelle costituzioni democratiche. Rispetto a questo fenomeno egemonico, due sono i rischi di fronte ai quali si trova la sinistra: quello di abbracciare un fastidioso moralismo ovvero di radicalizzare le proprie posizioni; e quello di imboccare la strada compromissoria o dell'accomodamento con la cultura dominante della destra abbandonando la propria specificita' ideale. Averne consapevolezza e' un punto di partenza imprescindibile. Dopodiche', uno spiraglio di ottimismo ci viene dalla certezza che «l'umanita' non e' giunta affatto alla fine della storia, ma e' forse soltanto al principio». A titolo «provocatorio» lo aveva detto il pessimista BOBBIO nel 1998. Dopo oltre dieci anni quella provocazione suona come la piu' ragionevole certezza della persistenza della diade destra e sinistra.

Il volume
Le recensioni