Leggendaria, 31/01/2010, pag. 79
Piccoli, grandi cambiamenti del nostro Paese
Sara Poletto
“La propaganda la ascoltavo a scuola, dove, ironia della sorte, i facevano sempre cantare le canzoni dei balilla che parlavano di maschia gioventù (…) queste famose virtù della maschia gioventù fascista mi sembravano un bel pezzo di ipocrisia”. Cos’è accaduto all’Italia, alle italiane e agli italiani, negli ottanta anni che separano la repressione fascista dal grande Pride 2008 svoltosi per le strade di Bologna? Cos’è cambiato, chi è cambiato ma soprattutto chi si prenderà “l’onere” di raccontare , di dar voce a “un’altra storia”? Gabriella Romano, film-maker indipendente, scrittrice e giornalista, in “Il mio nome è Lucy” mette nero su bianco l’esperienza, unica e al contempo condivisibile, di Lucy, un tempo Luciano. La sua testimonianza ripercorre il cosiddetto secolo breve con occhi diversi, aprendo ad un punto di vista completamente omesso. Ecco che la dittatura fascista, la deportazione, il dopoguerra, il boom economico, gli anni Ottanta, prendono una forma nuova, assumono caratteristiche diverse proprio perchè è da una diversità che ha origine il racconto. Luciano nasce infatti a Fossano, è costretto a convivere con l’ipocrisia della provincia, con gli abusi e l’emarginazione dell’Italia anni Cinquanta e Sessanta, con il dolore fisico e psicologico dell’operazione con cui cambia sesso nel 1982. Eppure Lucy si racconta e racconta la discriminazione di tutta una vita e, attraverso se stessa, i piccoli grandi cambiamenti del nostro paese.

Le Monde Diplomatique / Il Manifesto, 22/10/2011

Leggendaria, 31/01/2010

www.gay.it, 07/12/2009

Il Manifesto, 12/07/2009

