Francesco Jovine

Le terre del sacramento

2012, pp. XIV-260, rilegato, € 23,00

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Info
Francesco Jovine
Le terre del sacramento
 
Introduzione di Francesco D'Episcopo
 
collana Fiabe e storie
anno 2012
formato pp. XIV-260, rilegato
prezzo € 23,00
ISBN 9788860366443
 
Sinossi

«Nevicò tre giorni e tre notti e Calena ascoltò il suo silenzio. Non arrivava un’automobile; non si udiva il trepestio di un cavallo. Al quarto giorno, Calena rimase senza posta, senza giornali. Per quarantotto ore al Circolo delle Professioni si sperò che succedesse l’avvenimento atteso. Il mondo fuori di Calena si muoveva, agiva, ribolliva, mentre Calena non ne sapeva nulla. Furono giornate febbrili. Ma la mattina seguente soffiò la tramontana e tornò il sole. La neve divenne di cristallo. Qualche giorno dopo arrivarono i giornali e i signori di Calena seppero che era finito l’anno 1921 e incominciava il 1922».

Le terre del Sacramento sono quelle di un feudo incolto della Chiesa, confiscate dal novello Stato dopo l’Unità, e rocambolescamente approdate in mano alla «Capra del Diavolo», un possidente velleitario e impenitente giocatore. Ma i protagonisti del romanzo sono Luca Marano – «un ragazzo di vent’anni, agile e aitante, di chioma nera e di fresco incarnato» –, che si mette alla testa dei braccianti per rivendicare dapprima col lavoro e poi con l’occupazione il possesso di quelle terre, e Laura, la scaltra moglie del proprietario, che prima promette ai contadini un contratto di enfiteusi e poi li abbandona alla violenza degli squadristi. Luca morirà proprio su quei campi maledetti, ma il suo coraggio e il suo esempio lasciano intravedere una possibilità di riscatto. Apparso postumo nel 1950, a pochi mesi dalla morte dell’autore, e subito insignito del Premio Viareggio, Le terre del Sacramento riscosse unanime consenso di critica e di pubblico. Come in Signora Ava, l’altro grande romanzo di Jovine, pubblicato nel 1942, la scena è il Mezzogiorno, con i suoi notabili accidiosi e inquieti, i cafoni miseri e sfruttati, e i preti divisi tra il privilegio e la paura. Ma questa volta il tempo non è più quello lirico-fiabesco, quasi mitologico, di «gnora Ava»; la miseria e le lotte per la terra non sono più quelle ataviche e immutabili d’impronta verista: le ultime pagine di Jovine trasudano lacrime e sangue, quelle del primo dopoguerra, segnato dall’avvento del fascismo e dai manganelli delle camicie nere. I vincitori, e soprattutto i vinti, restano gli stessi, ma qui lo sguardo del narratore coglie una realtà in movimento, in cui le battaglie e le sconfitte del momento possono essere preludio delle vittorie di domani.

L'autore
Francesco Jovine nacque a Guardialfiera (Campobasso) nel 1902 e lì trascorse l’infanzia a contatto con il mondo contadino e le sue condizioni di miseria. Conseguito il diploma di maestro elementare, insegnò per qualche anno nel suo paese e nel 1925 si trasferì a Roma, dove ...
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