Julia Kristeva
Bisogno di credere
Un punto di vista laico
2006, pp. VIII - 150, € 13,50
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| Julia Kristeva | |
| Bisogno di credere | |
| Un punto di vista laico | |
| Traduzione di Monica Guerra | |
| collana | Saggine |
| anno | 2006 |
| formato | pp. VIII - 150 |
| prezzo | € 13,50 |
| ISBN | 9788860360892 |
Julia Kristeva, intellettuale, semiologa, psicoanalista, scrittrice, ha accettato una sfida alta: parlare al pubblico raccolto nella prima chiesa cattolica di Francia niente meno che della sofferenza. Parlarne da laica, quale si professa; ma anche con un’attenzione particolarmente sensibile a quel «bisogno di credere» e a quell’elaborazione del dolore che rappresentano uno degli apporti più originali del cristianesimo alla nostra civiltà. Non solo infatti il dio cristiano è un dio singolare, caratterizzato dall’essere persona: è un dio che accetta e incorpora in sé la sofferenza, fino alla conseguenza della passione e della morte.
A ben vedere, è questa una differenza profonda tra il cristianesimo e le altre religioni monoteiste. Ed è una differenza che non fonda, beninteso, alcuna superiorità, ma che definisce una peculiarità di cui l’intero Occidente è portatore. Di questa peculiarità sarebbe assurdo e pericoloso disfarsi. Essa merita piuttosto, in tempi così difficili, di essere ripresa e ripensata.
In questo libro, che raccoglie assieme al testo della Conferenza di Notre-Dame un ampio saggio inedito scritto appositamente, Kristeva anticipa i termini delle sue nuove sfide intellettuali e pone, con esemplare e scomoda lucidità, questioni attualissime che ci riguardano tutti.
«La mia lettura della passione di Cristo mi porta a sognare un sogno: che le aperture e le complicità necessarie contro la barbarie che si addensa attorno a noi possano essere tessute non solo, e forse non tanto, tra il cristianesimo e le altre religioni oggi tentate dall’integralismo, quanto piuttosto tra il cristianesimo e quella visione della complessità umana a cui io aderisco, che è scaturita dal cristianesimo e che ha l’ambizione di percorrere le vie rischiose della libertà».
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