Giacomo LEOPARDI (8 libri)
Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati dal conte Monaldo e da Adelaide dei marchesi Antici. Il padre, esponente della piccola aristocrazia della provincia pontificia, legato all’ancien régime e con forti interessi letterari e artistici, era riuscito a costituire un’importante biblioteca di famiglia, che il giovane Giacomo avrebbe frequentato assai precocemente, trascorrendovi «anni di studio matto e disperatissimo».Nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza Giacomo vede irrimediabilmente compromessa la propria salute: l’esperienza del dolore fisico è fondamentale per affinare una sensibilità che lo renderà particolarmente attento a tutte le forme umane del «patire». A diciotto anni scrive odi greche e opere d’erudizione storica e filologica. Tra il 1815 e il 1816 inizia a vergare i suoi primi componimenti poetici. Nel frattempo si allontana dalle idee reazionarie del padre e prende le distanze anche dalla religione cattolica. Nel 1817 stringe rapporti epistolari con Pietro Giordani, che conoscerà di persona solo l’anno dopo e che presterà sempre umana comprensione agli sfoghi dell’amico. In questo periodo il grande poeta comincia fra l’altro ad annotare i primi pensieri per lo Zibaldone e compone alcuni sonetti. Nel 1818 scrive il suo primo manifesto poetico, il Discorso di un Italiano intorno alla poesia romantica, e pubblica, con dedica a Vincenzo Monti, le due canzoni All’Italia e Sopra il monumento di Dante. Nel 1819, anche a seguito della delusione per il fallito tentativo di fuga da Recanati, causa di una profonda crisi di malinconia, matura la sua «conversione filosofica»: si attua, cioè, quel passaggio dalla poesia alla filosofia, dalla condizione «antica» (naturalmente felice e poetica) alla «moderna» (dominata dall’infelicità e dalla noia e volta alla riflessione) che caratterizzerà la sua opera, rendendolo un poeta-filosofo. Finalmente, nel febbraio del 1823, Giacomo può realizzare, col permesso paterno, il sogno di uscire da Recanati. Una volta a Roma, presso lo zio materno, rimane profondamente deluso dalla città, troppo frivola e poco ospitale. Tornato a Recanati, vi resta due anni. Prende poi dimora a Milano (1825) dove conosce Vincenzo Monti; e poi ancora a Bologna (1826), Firenze (1827) e Pisa (1827-28). Si mantiene con lo stipendio mensile dell’editore Stella, per il quale cura il commento alle rime di Petrarca, esegue traduzioni dal greco e compila due antologie di letteratura italiana: poesie e prose. Venutegli a mancare queste entrate, torna a Recanati (1828). Nell’aprile del 1830 è di nuovo a Firenze, su invito del Colletta; qui stringe amicizia con l’esule napoletano Antonio Ranieri; il sodalizio tra i due durerà sino alla sua morte. Nel 1831 vede la luce a Firenze l’edizione dei Canti. Nel 1833 parte con Ranieri alla volta di Napoli. Nel 1836, per sfuggire alla minaccia del colera, si trasferisce alle falde del Vesuvio, dove compone due grandi liriche: Il tramonto della luna e La ginestra. Il 14 giugno 1837 muore improvvisamente, a soli 39 anni.
Presentazione del volume di Giuliana Giulietti "Proust e Monet"
Presentazione di "Camminare. Una rivoluzione " di Adriano Labbucci
Presentazione del volume "Occhi di maschio" di Daniela Brancati

